L’esercito israeliano sta accelerando i suoi piani operativi contro l’Iran a causa dei progressi del programma nucleare della Repubblica islamica.  Lo ha detto il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano ( IDF), il tenente generale. Aviv Kohavi.

“I progressi del programma nucleare iraniano hanno portato l’IDF ad accelerare i suoi piani operativi e il budget della difesa recentemente approvato è destinato a questo”, ha affermato Kohavi,  mentre il suo Primo ministro, Naftali Bennett, atterrava negli Stati Uniti dove incontrerà il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e altri alti funzionari statunitensi. Durante la sua prima visita alla Casa Bianca, Bennett dovrebbe spingere Biden ad assumere una posizione più ferma nei confronti dell’Iran e ad abbandonare gli sforzi per rilanciare il Piano d’azione congiunto globale 2015 – JCPOA- ( Cioè il piano d’accordo sul nucleare con Teheran, ndt).

“Quando abbiamo iniziato a pianificare la visita, un ritorno all’accordo sembrava certo”, ha detto Bennett prima della sua partenza. “Da allora il tempo è passato, il presidente in Iran è cambiato e le cose sembrano molto meno certe. A nostro avviso, può darsi che non si torni all’accordo”.

Senza opzioni diplomatiche che possano spingere Teheran a fermare il suo programma nucleare, l’Esercito israeliano crede che la Repubblica islamica debba essere consapevole del fatto che se dovesse proseguire con lo sviluppo del suo programma, dovrà affrontare sanzioni più dure e una vera opzione militare per fermarlo.

Il budget per la difesa per un ammontare di 58 miliardi di NIS ( un Eurois equivale a 3,93 Nis)  previsto dall’IDF per il prossimo anno dovrebbe consentire all’esercito israeliano di concentrarsi sulle minacce rappresentate dall’Iran, di cui 3,5 miliardi da dedicare direttamente al programma nucleare iraniano.

Israele considera questo programma come la propria preoccupazione numero uno e, sebbene l’Iran ha costantemente negato di voler costruire una bomba nucleare, le tensioni sono aumentate mentre l’Occidente cercava di riprendere i colloqui per rilanciare l’accordo per frenare il programma nucleare di Teheran.

Kohavi ha chiarito che considera pericoloso il JCPOA, dicendo pubblicamente di aver diretto l’IDF a preparare nuovi piani operativi per colpire l’Iran con l’obiettivo di fermare il programma nucleare, se necessario. L’alto ufficiale militare israeliano ha visitato Washington diverse volte negli ultimi mesi, incontrando alti funzionari americani, tra cui il segretario alla Difesa Lloyd Austin, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, il presidente dei capi di stato maggiore congiunti, il generale Mark Milley, il capo del comando centrale degli Stati Uniti, il generale Kenneth McKenzie, e il capo del comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti, il generale Richard Clark.

Sebbene Washington continui a seguire la via diplomatica, sperando di portare Teheran a firmare un nuovo accordo, gli americani sono pienamente consapevoli delle preoccupazioni di Gerusalemme su un futuro accordo. Si ritiene che l’Iran stia continuando a sviluppare le capacità per produrre un arsenale di armi nucleari e missili balistici in grado di trasportare testate nucleari.

A Teheran era inoltre vietato, ai sensi del JCPOA, di trasferire armi a paesi terzi. Ma l’Iran, che possiede oltre 1.000 missili balistici a corto e medio raggio, è sospettato di continuare a contrabbandare armi verso paesi e attori non statali come Hezbollah sul confine settentrionale di Israele e Hamas nella Striscia di Gaza.

L’Iran ha diversi tipi di razzi che potrebbero raggiungere il territorio israeliano, incluso il Khorramshahr 2 con una gittata fino a 2.000 chilometri (1.243 miglia) e lo Shahab-3. L’IDF ha ammesso che la minaccia missilistica convenzionale dell’Iran è una delle principali preoccupazioni per Israele. Nonostante le sue difese aeree multistrato, potrebbe non essere in grado di far fronte agli intensi bombardamenti missilistici lanciati dall’Iran e da gruppi che agirebbero su sua procura, come Hezbollah in Libano o le milizie sciite in Iraq.

La Repubblica islamica ha anche continuato ad avvalersi di tali gruppi in tutto il Medio Oriente, come Hezbollah,  per attaccare Israele e gli interessi americani. Così, “l’IDF sta lavorando sistematicamente e in vari modi per ridurre l’influenza dell’Iran in Medio Oriente”, ha detto Kohavi. Nell’ultimo anno, c’è stato un aumento del numero di operazioni di “guerra tra le due guerre” condotte da Israele, così come del numero di obiettivi colpiti, con la maggior parte degli attacchi aerei condotti contro il trinceramento iraniano e la rete di contrabbando di armi in Siria e persino in mare. Si stima che i presunti attacchi condotti dagli israeliani contro navi iraniane sino serviti a bloccare l’invio di aiuti per una somma complessiva tra l’1,2 milioni e i due milioni di dollari diretti a gruppi terroristici in Medio Oriente. Oltre a questi attacchi, ci sono state numerose attività clandestine attribuite a Israele, condotte all’interno dell’Iran, come l’assassinio del suo massimo scienziato nucleare, Mohsen Fakhrizadeh, del novembre scorso. Decine di attacchi informatici attribuiti a Israele hanno preso di mira il programma nucleare iraniano, inclusi tre mirati al sito di arricchimento dell’uranio di Natanz.

L’IDF sa che la comunità internazionale non ha interesse ad una guerra con l’Iran, visto che ogni paese deve affrontare le proprie questioni interne, come la pandemia di coronavirus in corso. Ma se arriva il momento critico, l’esercito israeliano ha tutte le opzioni pronte sul tavolo per proteggere i suoi cittadini.

Liberamente tratto e tradotto da The Jerusalem Post ( CLICCA QUI )