I repubblicani riconoscono la vittoria di Joe Biden e, così, Donald Trump conclude il proprio ciclo con la sua solita litania sul furto di voti che gli sarebbe stato fatto in alcuni stati, mentre non riesce a portare in evidenza alcuna prova, come gli ricordano i tribunali cui ha fatto ricorso e persino i dirigenti repubblicani degli stati cui l’ex Presidente fa riferimento. Persino l’Alta corte degli Usa, da tutti definita “piegata” ai voleri di Trump, respinge gli ultimi reclami dello sconfitto.

La ciliegina sulla torta del commiato di Trump, accettato di buon grado o meno che sia ufficialmente da parte sua, viene dalle dimissioni / licenziamento di uno dei suoi fedelissimi, quel William Barr che negli ultimi tempi ha retto il Dipartimento della giustizia.

Una buona mossa? O un qualcosa che rischia di amareggiare ulteriormente il tramonto del quadriennio presidenziale più fantasmagorico, più atipico e, per certi versi, più preoccupante dell’era moderna degli Usa? Quanto questa uscita di scena inciderà su una cosa cui Trump tiene molto e corrispondente al termine “perdono”? C’è una lunga lista di gente che ha collaborato con l’uscente inquilino della Casa Bianca in attesa di questa fatidica parolina per non perdere il sonno subito, ma soprattutto dopo l’insediamento di Joe Biden quando la musica cambierà e, magari, si riapriranno vecchi dossier e qualcuno finirà in stato d’accusa.

Se si parla oramai liberamente del possibile arrivo di un “auto perdono” da parte di Donald Trump, la questione della grazia potrebbe riguardare anche la figlia Javanka, Rudy Giuliani, mitico ex Sindaco sceriffo di New York e ripetutamente sconfitto avvocato personale del suo amico Presidente, e Ken Paxton, il procuratore generale del Texas messo sotto indagine dall’FBI. Per inciso, Paxton è colui che si è rivolto all’Alta corte a nome del suo stato per provare ad ottenere in extremis un annullamento del voto, ma è stato rimandato a casa senza tanti complimenti dai supremi giudici federali.

E’ probabile che Barr paghi per un suo convincimento: se è riconosciuto al Presidente il “potere di perdonare un familiare”, questo non significa che nella concessione della grazia non possa non essere riscontrato il reato di ostruzione della giustizia. Insomma, è comprensibile che sia proprio Trump ad essere un po’ preoccupato di finire ancora di più nei guai per la concessione del “perdono presidenziale”. Sa molto bene di essere atteso al varco da alcuni procuratori distrettuali, in particolare da quelli della sua amata New York che lo aspettano senza la copertura dell’immunità presidenziale.