A poche ore dal 10 giugno, anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, la domanda che dobbiamo porci come cittadini e come credenti non è quella che rimanda al come si commemora quella morte spietatamente eseguita dai sicari del regime fascista. Come ho scritto nella nota introduttiva di “Intrigo all’italiana” (CLICCA QUI), la “borsa” di cuoio di Matteotti è ancora aperta. Continua a interrogarci nel presente.
Non posso certo dimenticare che quella vicenda dev’essere guardata anche attraverso la lente di quella grande tradizione di cattolicesimo democratico e sociale che ebbe in Giuseppe Donati una delle voci più coraggiose. Fu lui, infatti, da Direttore de Il Popolo, a denunciare il Generale De Bono e quanti si erano messi alla testa di una “polizia parallela” organizzata dagli stessi vertici del Partito nazionale fascista. La famosa “Ceka” che, per una macabra ironia richiamava il nome di quella sovietica dei tempi della Rivoluzione russa, la Čeka.
Donati, dalle colonne de Il Popolo, rappresentò una delle voci più forte di una opposizione democratica – e cristianamente ispirata – che invitava a non piegare la testa di fronte al regime nascente. Fu lui a denunciare con fermezza il legame torbido e corruttivo tra la violenza squadrista e gli affari sporchi in cui erano coinvolti capi fascisti, affaristi e ambiziosi con pochi scrupoli. L’anno dopo la denuncia, e dopo aver visto più volte distrutta la redazione de Il Popolo dalla plebaglia in camicia nera, pagò con l’esilio la sua sete di verità e giustizia. Morì in povertà estrema e in solitudine a Parigi non molti anni dopo. Ci ha lasciato un’eredità morale immensa.
Eppure, in pochissimi ricordano il suo nome in relazione al delitto Matteotti ed alla opposizione dei popolari a Mussolini e al suo regime.
Oggi, fedeli a quell’ispirazione cristiana che cerca la luce nelle zone grigie della storia e rifiuta i compromessi del potere, abbiamo il dovere di non dimenticare. Il delitto Matteotti si portò dietro una scia di altre vittime. E Giuseppe Donati fu tra le più nobili.
E sempre oggi, come ha ricordato Michele Rutigliano su queste pagine (CLICCA QUI), dobbiamo riconoscere che il delitto Matteotti resta “uno specchio dell’Italia”
La riedizione di “Intrigo all’italiana” nasce proprio per fare un omaggio alla passione civile e alla dignità umana e politica di personaggi come Giuseppe Donati. E i tempi che viviamo ci invitano, ci impongono di non dimenticare.
Giancarlo Infante