Dopo gli incontri con Zelensky e i principali leader europei Trump è tornato a parlare a Putin rassicurandolo per un verso – escludendo cioè la possibilità che soldati statunitensi mettano piede in Ucraina, e in questo distanziandosi dal “volenteroso” Macron- e , per l’altro verso, ammonendolo -minacciando di farlo ritrovare ad affrontare una “situazione difficile” se non collaborasse al processo di pace.

Lo ha fatto sull’emittente televisiva americana che gli è più vicina e più cara, la Fox News. In un colpo solo, così, ha parlato al Presidente russo e alla parte del suo elettorato americano che si abbevera a quella televisione e che segue con una certa preoccupazione il ritardo con cui il Presidente porta a casa la pace. E’ il modo in cui Trump partecipa alla partita di ping pong a tre di cui parlavamo ieri (CLICCA QUI).

In realtà, nella partita, ma a fasi alterne, c’è anche il quarto “incomodo” rappresentato dagli europei. Cosa che consente all’uomo più forte del mondo di tenersi aperte tutte le strade. Quella del mediatore, quella del ritorno alla linea Biden della guerra nuda e cruda – sia pure fatta sulla pelle degli ucraini- e quella ancora, in cui egli ancora spera, di fare un accordo con Putin che gli farebbe provare a mettere definitivamente nell’angolo gli europei e a creare non pochi problemi alla Cina e ai cosiddetti Brics.

La risposta di Putin è stata quella di chiamare, lui, al telefono sia il Presidente indiano Modi, sia quello brasiliano Lula – i cui paesi sono tra i più eminenti ed importanti tra i Brics- per aggiornarli sull’esito dell’incontro ad Anchorage, in Alaska.

I due, Trump e Putin, insomma, stanno conducendo un gioco speculare l’uno a quello dell’altro. E probabilmente a Putin gli riesce meglio perché, a differenza di quanto fatto dall’intemperante Trump con gli alleati europei, non ha mai sparato ad alzo zero contro quelli con cui gli fa comodo mantenere ottimi rapporti.

Anche per questo è interessante andare a dare un’occhiata in Cina dove, dopo tanti giorni di discreto silenzio – un vero e proprio ostentato disinteresse verso ciò che è accaduto, prima, in Alaska tra Trump e Putin e, poi, a Washington con Zelensky, Macron, Starmer e compagnia cantando venuta da oltre Oceano. Pechino ha parlato attraverso il “Global Times”, edito in inglese dal Quotidiano del Popolo -l’organo ufficiale del Partito comunista cinese – e particolarmente impegnato sulle questioni internazionali. Insomma, è in inglese la voce di Xi Jinping, la cui faccia campeggia non a caso sul quotidiano on line.

Il giornale cinese ha fatto riferimento alla Fox tv – di cui abbiamo già ricordato lo stretto legame con il Presidente Usa – che domenica scorsa ha parlato del summit di Anchorage come della “mossa russa di Trump” spiegandola, cioè, come un grimaldello da utilizzare per scardinare il legame tra Mosca e Pechino. E i comunisti cinesi rilevano come la tv americana sostenesse che “il leader statunitense si fosse incontrato con la controparte russa non con l’obiettivo di risolvere la crisi ucraina, ma piuttosto di ‘ridurre la dipendenza di Mosca da Pechino’ “.  Ma quest’ultima è perentoria e, tramite il “Global Times” ricorda come “Cina e Russia abbiano costruito un solido partenariato strategico basato sulla fiducia politica, sulla cooperazione economica, sull’approvvigionamento energetico, sul coordinamento della sicurezza e sui meccanismi multilaterali. A giudicare dalla logica storica e dalle forti dinamiche interne delle relazioni tra Cina e Russia, indipendentemente da ciò che gli Stati Uniti cerchino di fare per ‘allontanare’ la Russia, è improbabile che le fondamenta strategiche della cooperazione tra Cina e Russia vengano scosse”.

E guardando anche ai fatti concreti, che contano più di mille dichiarazioni, la Cina si sta orientando ad eliminare le restrizioni sulle “terre rare” previste fino ad oggi anche per il nemico di sempre: l’India. “Siamo pronti a collaborare con i paesi e le regioni interessate per continuare a rafforzare il dialogo e la cooperazione sui controlli delle esportazioni e mantenere insieme le catene industriali e di approvvigionamento globali stabili, sicure e protette” , è stata la risposta della portavoce del Ministero delle Finanze di Pechino ai giornalisti che chiedevano notizie al riguardo. Le quali, se confermate, potrebbero essere lette come un ulteriore rafforzamento dei legami tra i Brics ed anche un altro tassello di vicinanza alla Russia per decenni sponsor di Dehli, oltre che esserne importante fornitore di petrolio. Ciò che ha portato Trump a imporre agli indiani dazi altissimi.

La portavoce del Ministero cinese è andata oltre- c’è da pensare, volutamente – aggiungendo: “In qualità di paese importante e responsabile, la Cina tiene pienamente conto delle ragionevoli richieste e preoccupazioni degli altri paesi in materia di applicazioni civili e esamina le domande di licenza di esportazione per i prodotti correlati alle terre rare in conformità con le leggi e i regolamenti”.

Un evidente messaggio diretto pure agli europei, monito ed incoraggiamento al tempo stesso, i quali più volte hanno espresso preoccupazioni sulla politica di restrizioni del commercio di quelle terre rare che stanno al centro del cuore dello sviluppo tecnologico contemporaneo.

Insomma, il gioco è complesso e se ne starà accorgendo anche Donald Trump: guerre come quella d’Ucraina non si risolvono con una telefonata a Putin. E, forse, neppure, vagheggiando l’idea di un caminetto a tre in cui dovrebbero sedere solo lui, Putin e Xi. Visto che la Cina continua a sostenere ufficialmente, e ne ha soprattutto fondati motivi d’ordine commerciale, il concetto del mondo “multipolare” e il superamento di quello diviso e divisivo dalla contrapposizione da Guerra fredda.

Allora, dobbiamo ritenere che sia in Ucraina, sia in Medioriente siano in atto due guerre dal cui esito dipenderà quale possa essere la via da imboccare per giungere ad un nuovo Ordine mondiale. A proposito del quale tutti parlano senza, per ora, scoprire tutte le proprie carte e, soprattutto, facendo poco, o nulla, per rimuovere gli ostacoli che, oggettivamente, vi si frappongono.

 

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