Guardando al dibattito sul ruolo dei giudici (ma la gazzarra in corso è tutto fuorché una discussione costruttiva) ci sarebbe da fare molta ironia sul fermo del Principe Andrea. Soprattutto sul fatto che ancora nessuno di coloro che continuano a parlare di”toghe -o zecche -rosse” abbiano ancora parlato di una internazionale. Arrivano addirittura ad arrestare un principe. In che mondo siamo finiti …
In realtà – ma in nord Europa, dove c’è tutta un’altra cultura giuridica – non si tratta del primo caso. Passato più sotto silenzio, c’è stato recentemente quello della Norvegia dove Marius Borg Høiby (figlio maggiore della principessa ereditaria Mette-Marit e figliastro del principe ereditario Haakon) è finito sotto inchiesta e a processo per diversi gravi reati, tra cui quello di stupro.
Dappertutto gli estremisti di destra, contrariamente a quello che si sarebbe dovuto aspettare, sono in campo contro la magistrati ed inquirenti. E – come cercano di fare negli Stati Uniti, e in Italia – stanno percorrendo la stessa strada che ha portato l’ungherese Orban a metterli sotto controllo. Questioni tra le principali che spiegano il conflitto sempre aperto tra Budapest e Bruxelles e il concetto di “democrazia illiberale”.
Dopo la Ghislaine Maxell – la “compagna di merende” di Epstein, anch’essa britannica, ma naturalizzata statunitense – il Principe Andrea è finora l’unico arrestato del caso Epstein. E gli inquirenti britannici ben sapevano con chi avevano a che fare. Ma sapevano anche, come ha detto il Primo britannico, Keir Starmer – e nei fatti confermato da Re Carlo III – che nessuno è “al di sopra della legge”. Altra cultura giuridica ed altra società.
Ogni paragone con casa nostra è superfluo e finisce per stonare, oltre che imbarazzare. Una casta d’intoccabili attacca oramai qualunque decisione prendano i nostri magistrati. E non è solo per il clima referendario di oggi legato all’approvazione della legge sulla separazione delle carriere. Anzi, a quella separazione da tanto si pensava di giungere per mettere la mordacchia ai giudici.
Partiti contro le procure – e questo spiega il pastrocchio partorito da Giorgia Meloni e dal Ministro Nordio – ma, in realtà, è oramai uno stillicidio di attacchi quotidiani anche la magistratura giudicante. Forse è vero che, come si è lasciato sfuggire qualcuno del Sì, siamo alla vendetta di “Mani pulite” e di tutto quello che ne è seguito, e continua a seguire, a causa di una classe politica che non si è affatto “pulita”. Anzi, è semmai diventata sempre più chiusa nella propria fortezza, nei propri privilegi e nel ritenere di poter continuare impunemente a fare a disfare. Persino a dispetto delle leggi che essa stessa sforna in maniera contraddittoria, sbagliata e, molto spesso, scritte con i piedi.
La cosa grave è che personaggi di Governo non si limitino a commentare – anche se mai come per loro vale detto “un bel silenzio non fu mai scritto – perché vanno ben al di là pur sapendo che, nel caso in cui i giudici rigettino loro decisioni, hanno ben altri due gradi di giudizio in cui far valere legittime ragioni, se ci sono. Purtroppo, lo si vede fare persino mistificando la realtà e propalando a piene mani falsificazioni e distorsioni delle decisioni dei tribunali. E’ stato nei casi freschi freschi del tunisino portato in Albania violando le regole – e violando anche il diritto della moglie e dei figli, che sono italiani, a sapere del trasferimento. Ovviamente l’informazione non c’è stata temendo un ricorso dinanzi al tribunale competente. E, poi, del sequestro della nave della Ong Sea Watch fatto in maniera illegittima. La nave dell’organizzazione umanitaria con naufraghi a bordo avrebbe dovuto coordinarsi con le autorità libiche dicevano le nostre. Peccato che i libici hanno pensato bene di organizzare un coordinamento a colpi di mitragliatrice esplosi contro l’imbarcazione che, quindi, fu costretta a cercare davvero un “porto sicuro” in Italia. Ma queste cose si guardano bene di spiegarle. Loro e i loro giornalai fiancheggiatori pagati con i soldi degli italiani.
Consoliamoci con il sapere che, almeno da qualche parte, si crede ancora che “nessuno sia al di sopra della Legge” e che, quindi, potrebbe pure accadere che da noi torni il diritto e il rispetto per le leggi e per chi le deve far applicare. ![]()