Dal “campo” dei cattolici s’ode a destra uno squillo di tromba.

Immediatamente dopo la “standing ovation” di Comunione e Liberazione per Giorgia Meloni, giunge quasi provvidenziale per Matteo Salvini la foto con il Papa. Un obiettivo da lui perseguito con determinazione e costanza. Mai raggiunto con Papa Francesco che se ne stava alla larga. Certo, Salvini è anche Vicepresidente del consiglio e Ministro alle infrastrutture e così l’occasione del Giubileo e delle sue opere, ormai largamente non solo ultimate, ma da nove mesi utilizzate dai pellegrini, è venuta a proposito.

È dunque ancora viva la competizione tra i due della destra  per ricercare e rappresentare il cosiddetto “voto cattolico”. Una gara tutta giocata sul piano della retorica più che sulla sostanza. Se Salvini baciava ripetutamente il Rosario, la Meloni rispondeva con il mantra d’essere donna, madre e cristiana.

Gli esperti valuteranno il vincitore di questa competizione. Come se davvero esistesse un bacino di voti organizzato dei cattolici cui attingere. Come se ancora le parrocchie, i conventi, l’Azione cattolica ed altri fossero in grado di fare affollare i seggi elettorali o le sedi dei partiti e di far votare secondo le proprie indicazioni. Neppure loro, in realtà, sono più in grado, ammesso che lo volessero, di contare più che su pochissimi voti e, soprattutto, di smuovere quel ventre molle della parte dell’astensionismo in buona parte formata da chi si dice cattolico.

È, in realtà, tutto un gioco d’immagine e di potere che trova sponda in ambiti importanti ed organizzati di gruppi che, però, a destra, come a sinistra, non sfondano e certamente non arrivano alla condizione di poter essere davvero considerati i rappresentanti di un intero mondo. E basta vedere i nomi dei presenti in Parlamento che si presentano come cattolici per comprendere come la loro forza elettorale tradotta in percentuali sia poco più che da prefisso telefonico.

Però il cattolico “prezzemolino” fa comodo a tutti. Persino a quanti, in un periodo tanto confuso e contorto, teorizzano la validità dello sparpagliamento e lo benedicono come il “lievito”. La domanda da porsi, volendo parlare seriamente del tema, è in realtà di dove sia la farina.

Se questo vale a destra – ma colpisce che ciò lo sia anche per il centro dove il “moderatismo”, spesso legato a sproposito ai cattolici, non sfonda- quelli della sinistra appaiono persino indifferenti rispetto alla necessità di affrontare il nodo dei cattolici che pure resta in termini, se non altro, di cultura politica. Sembra come se lo considerassero un elettorato oramai perduto. E questo sarà ancora vero fino a quando si continuerà a volere ignorare – o a dare loro solo una risposta radicaleggiante – questioni come quelle del senso della Vita, della natalità, del suicidio assistito, delle relazioni tra i sessi e della famiglia e ad essere considerate esclusivamente di natura individualistica ed economicista. Tra l’altro,  senza per questo portare comunque ad alcun risultato. Cosa che, del resto, dev’essere addebitata pure a Giorgia Meloni e all’intera destra che ne parla tanto, ma poi i risultati mancano.

Molti di quelli che si sono spellate le mani con gli applausi di Rimini continuano a fare finta di niente. Così come plaudono alle battaglie a parole sull’aborto – con la Legge 194 che neppure da questo Governo è pienamente applicata – ma poi continuano a sorvolare su scelte che ampliano le disuguaglianze sociali e geografiche e finiscono per sposare, o per non contrastare adeguatamente, politiche disumane e contrarie al Diritto internazionale e alla Dignità umana in ambito internazionale. E solo perché condotte da propri alleati alla guida dei paesi responsabili di tali misfatti.

Questo è un altro frutto del bipolarismo che ha tagliato in tante parti quello che, effettivamente, una volta si poteva definire il voto cattolico organizzato. E così sono nati  – la definizione fu del cardinale Bassetti allora alla guida della Cei- “quelli della morale” e “quelli del sociale”. I capponi di Renzo Tramaglino: sempre blanditi in periodo elettorale e poi sonoramente ignorati al momento del dunque.

Ne abbiamo parlato a lungo fin da quando siamo nati. Anzi siamo nati per superare tutto ciò.

E se ieri abbiamo reso omaggio alla figura di monsignor Gastone Simoni (CLICCA QUI), oggi ricordiamo la comune idea che ci legava e che portò alla nascita, prima, di Politica Insieme, e, poi, di INSIEME.  Seguendo una visione che non puntava certo alla nascita del “partito partito cattolico” o “dei cattolici”, ma di una idea di politica basata sulla “ispirazione cristiana” vissuta laicamente all’interno del pluralismo che costituisce una delle ricchezze dei cattolici italiani dopo il Concilio Vaticano II. E che, come scriveva monsignor Simoni, doveva servire anche per superare una “dispersione infruttuosa”. Non certo per intruppare in un coro altrui quelli che davvero credono nella necessità di iniettare nella società italiana più senso della solidarietà e della consapevole ed autonoma partecipazione.

Giancarlo Infante

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