“Abbiamo bisogno di più amore politico”: lo afferma il Presidente della Conferenza Episcopale nella “Lettera alla Costituzione” che, nell’imminenza delle urne, ripropone (CLICCA QUI).

Scrivere alla Costituzione, dandole del tu come si fa confidenzialmente con un uno di famiglia, vuol dire parlare a tutti gli italiani: quelli che le hanno donato la vita prima che nascesse, coloro che l’hanno scritta, chi ne ha condiviso e vissuto i valori, tutti i cittadini che, pur senza averla approfondita, hanno goduto delle sue garanzie.
Forse possiamo anche leggervi un monito discreto, ma severo nei confronti di coloro che hanno cercato di mettervi mano, per lo più in modo maldestro. E, se non un avvertimento, un invito a non riprovarci. Soprattutto, sulla soglia di un quinquennio che, nell’immaginario di taluni, attraverso una riforma sostanziale che ne altererebbe gravemente lo spirito, potrebbe essere il momento propizio, a lungo atteso, per una sorta di rivalsa nei suoi confronti, una rivincita storica contro il cammino che, da ottant’anni o poco meno a questa parte, via via consolida la coscienza democratica degli italiani.

I cattolici possono fors’anche leggervi, per quanto non dichiaratamente espressa, la consapevolezza della importante consonanza che riscontriamo tra principi e valori affermati, sui rispettivi versanti che si congiungono sul medesimo crinale, dalla Costituzione e dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Consonanza più volte evocata nei documenti di INSIEME e timone della nostra azione politica.

Infatti, questa corrispondenza – fondata sul comune riconoscimento del valore incontrovertibile della persona – può rappresentare lo spazio ideale in cui i cattolici “dell’ etica” e quelli “del sociale” possono trovare quella ricomposizione suggerita ed invocata dal predecessore del Card. Zuppi.