La conversazione, in ordine al rapporto tra impegno politico e responsabilità personale, introdotta da Don Alessandro Rovello, che proponiamo, per martedì prossimo, agli amici di INSIEME (CLICCA QUI),
risponde alla necessità di non lasciarci stordire dal cicaleccio o piuttosto dal rumoreggiare irruento della polemica politica quotidiana, per essere, invece, attenti e fedeli all’ intuizione originaria da cui, con Mons. Simoni, non a caso amico, di Giorgio La Pira, è nato il partito. Così per quanto concerne le conferenze, in ordine alla Dottrina Sociale della Chiesa, proposte dalla Segreteria, avviate già dalla scorsa settimana e tenute da Monsignor Giancarlo Bregantini.
Da un equivoco va subito sgomberato il campo. Quando parliamo di “spiritualità”, a maggior ragione in quanto possa o meno essere contestuale all’impegno politico, dev’essere chiaro che non ci riferiamo solo ai cattolici, come se questa dimensione fondativa di ciascuno, nella singolarità unica, irripetibile ed intangibile di ogni persona, potesse essere riservata solo ai credenti. I quali, ovviamente, la vivono in presa diretta – o almeno così dovrebbe essere – con i valori che, in uno con la fede, hanno ricevuto gratuitamente in dono, ma in nessun modo possono rivendicare una sorta di esclusività a tale proposito.
Niente è più fuori luogo, anzi respingente ed addirittura odioso che il rivendicare la propria fede come una sorta di primato – quasi si trattasse di una conquista personale e non, appunto, di un dono – segno della presunta, quanto fallace, superiorità morale di chi, avendo incontrato Cristo ed essendo, quindi, già “salvato”, può permettersi questo ed altro, facendo orgogliosamente garrire al vento i gagliardetti della propria identità religiosa. Eppure nella ricca pluralità del mondo cattolico ce n’è anche di questi che, talvolta, rischiano di tradurre in superbia ciò che andrebbe vissuto in umiltà.
Torno volentieri su questo argomento che – chi c’era lo ricorderà – è stato al centro di una approfondita discussione con Mons. Simoni, nella prima delle due giornate di Tivoli dell’agosto 2018. La spiritualità attiene lo spazio che ospita la coscienza morale di ciascuno. Il luogo dell’interiorità di cui ognuno deve dar conto a sé stesso e da cui viene interpellato. Un luogo che va curato e nutrito alla luce del bello, del vero e del buono, i trascendentali che precedono ogni determinazione che, ad esempio, distingua, appunto, tra credenti e non credenti.
Per altro verso, la spiritualità ha a che vedere con il carattere esigente e severo dell’impegno politico. Il quale concerne la vita di chi se ne faccia carico ed, in nessun modo, ne può rappresentare un’appendice più o meno coinvolgente, ma, ad ogni modo, una sorta di momento complementare che si aggiunge al vissuto di una persona, ne arricchisce il profilo esistenziale, ma non ne sposta il baricentro.
La politica, per le idee da cui prende le mosse, per i progetti che le danno forma, per i gesti che assume nella sua concretezza quotidiana, incide, più di altre modalità di impegno, direttamente sulla vita delle persone e delle comunità. Questa sua condizione le conferisce una particolarissima responsabilità, che vuole di più che non sia lo studio e le competenze di cui pur non può fare a meno. Esige, ad esempio, una concezione della libertà che sia, da ciascuno, intesa come dovere da compiere e non solo ed, anzi, più che non diritto da rivendicare. Esige ancora che si senta la propria personale libertà dolorosamente mutilata e moralmente compromessa, laddove debba convivere con condizioni di estrema disparità sociale, oggi così frequenti, tali per cui la stessa libertà di cui noi godiamo è, invece, di fatto negata a troppe persone.
Domenico Galbiati