Ci auguriamo vivamente che siano vere, e soprattutto che portino ad uno sbocco positivo, le trattative in corso per consentire alla Flotilla di concludere la propria missione e far arrivare ai palestinesi di Gaza gli aiuti raccolti in oltre 40 paesi del mondo. Non è questa, infatti, una vicenda solo italiana e non riguarda certamente i modesti giochi della politica domestica, come qualcuno ha provato a ridurre la cosa.

Come ha dichiarato a Repubblica l’Arcivescovo di Genova, Marco Tasca, apprezzando l’intervento di Mattarella, ” serve un segnale di forte umanità”.

Bene hanno fatto il Presidente Mattarella e il cardinale Zuppi ad esprimere una sentita comprensione per le finalità di quelli che ieri – ricordando Teresio Olivelli – abbiamo definito “ribelli per amore”. Che non sono degli sconsiderati. Ben sanno dei dieci morti – nove immediatamente ed uno a seguito delle ferite riportate – provocati nel 2010 dall’intervento israeliano contro quella che allora si chiamava flottiglia Mavi Marmara intenzionata a far valere il Diritto internazionale forzando il blocco al mare di Gaza cui Tel Aviv aveva dato corso nell’anno precedente.

Allora, come oggi, c’è in ballo il rispetto delle regole riconosciute a livello mondiale e che, purtroppo, stanno sempre più diventando questione di violazione dei Diritti umani, scientifico annientamento di popolazioni inerme, loro affamamento, privazione di cure mediche e di medicinali. Non è un caso che gli organizzatori della Flotilla di questi giorni ricordino i continui blocchi degli aiuti inviati alle popolazioni di Gaza e la selettività con cui le autorità d’Israele ne consentono, a piccole gocce, il transito. Ma, magari, facendo togliere dai carichi cibi e prodotti a più alto valore proteico e nutrizionale e, persino, le culle termiche ed altre strumentazioni necessarie per molti neonati.

La “ribellione” di quelli della Flotilla, dunque, non è compresa solo da chi ha durezza di cuore e di animo. Soprattutto da quei “sepolcri imbiancati” che provano a rovesciare i termini della questione. Come se fossero questi volontari a creare il problema e a disturbare quella politica che per decenni ha ignorato patenti violazioni di dettati dell’Onu, accordi internazionali sottoscritti dallo stesso Israele, e i più elementari diritti di chi terrorista non è, e non vuole esserlo, ma che si trova ristretto sotto i colpi di martello di Israele e di Hamas.

Il Governo italiano, come al solito, ha fatto la figura del tremebondo don Abbondio invece di sostenere con forza, non tanto e non solo, il diritto di portare aiuti alla popolazione di Gaza. E sì che Roma è stata costretta ad inviare qualche aereo per effettuare approssimativi lanci di vettovaglie sulle macerie di Gaza, così come fatto da altri paesi – con una certa continuità dalla Giordania – ma ben sapendo che i loro effettivi risultati erano e resteranno scarsi. Ancora più scarsi di quelli che potranno ottenere quelli della Flotilla in navigazione in questi giorni. Perché, anche in questo caso, si tratta di una goccia nel mare, se non nell’oceano.

Ma è proprio questo il punto. E’ il messaggio da inviare ad Israele cui, come ripetevamo anche ieri, è venuto il momento di dire basta!

Un messaggio che Giorgia Meloni e i suoi non hanno mai consegnato in quasi due anni di sterminio seguito al criminale attacco di Hamas del 7 ottobre del ’23. Se non in forme blande negli ultimi tempi, dopo che in Italia e nel mondo è montata la rabbia nei confronti di Netanyahu. Al punto che milioni di persone continuano a protestare e all’Onu abbiamo assistito al plastico isolamento di questo Primo ministro che ha disonorato, e ancora disonora, il suo Paese e fa crescere quella brutta pianta dell’antisemitismo. Un personaggio a cui -ammesso che in questo Giorgia Meloni sia in buona fede – non puoi lasciare comprensione, ma dedicare una posizione ferma. Anche perché nel caso specifico, pur non volendo considerare quel che accade a Gaza e in Cisgiordania, anche noi siamo nel Mediterraneo. E non si capisce perché si debba tollerare una così grave violazione delle Leggi internazionali consentendo ad Israele di considerare dal 2009 in poi il mare antistante Gaza come mare suo. Nonostante numerose risoluzioni dell’Onu abbiano condannato anche questo tra gli aspetti della politica di occupazione arbitraria dei territori palestinesi.

E’ un linguaggio che stanno adoperando i portuali europei ed italiani minacciando di bloccare i traffici marittimi in direzione di Israele nel caso fosse effettuato il blocco della Flotilla. E già interventi in tal senso sono avvenuti nel Porto di Ravenna.

Non è bello da affermare, ma ci sono situazioni, quando il senso dell’umanità viene prima di tutto, che portano a dire che a brigante si risponde con brigante e mezzo. E Giorgia Meloni, ed il Ministro Crosetto, sanno benissimo che l’Italia sarebbe in grado di far valere anche qualcos’altro  del suo, se solo lo volesse.

Giancarlo Infante

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