Il secondo turno delle presidenziali in Francia è andato come doveva. Più che vincere Macron ha perso di nuovo la Le Pen. A conferma che la Francia non intende perdere il ruolo preminente che ha sempre avuto in Europa.

Le elezioni, come del resto in tutto il mondo, non sono le Olimpiadi. L’importante non è partecipare, ma vincere. Detta meglio, il sistema elettorale francese, di cui c’ha parlato recentemente Giuseppe Sacco (CLICCA QUI), favorisce situazioni come quelle cui stiamo assistendo e già i risultati del primo turno sono stati assolutamente rivelatori.

Effimero l’apparente successo della leader del sovranismo francese che, anche se ha aumentato i voti rispetto a cinque anni fa, probabilmente mai potrà guidare la Francia, almeno, fino a quando la carta dell’Europa sarà tanto importante nelle mani dei francesi. Effimero perché è stato solo utile a radicalizzare sul Presidente uscente una consistente maggioranza di elettori andati alle urne più per votarle contro che per sostenere convintamente Emmanuel Macron.

Il Presidente dice adesso che vuole riunire la Francia. Impresa difficile visto che gli oppositori già parlano di prendersi la rivincita in occasione delle prossime legislative per metterlo in condizione di avere a che fare con un Parlamento. Al momento dobbiamo vedere il tipo di rapporto che Macron istaurerà con Vladimir Putin, così come  quello con gli alleati europei, prima fra tutti con la Germania, e poi con Joe Biden.

Meno scontato da registrare è il risultato del voto in Slovenia dove si votava in contemporanea, sia pure con un altro sistema elettorale. Il Presidente uscente, il conservatore sovranista alleato dell’ungherese Orban, Janez Jansa, è stato sopravanzato di molto dal suo principale avversario, il liberale Robert Golob. Solo il conteggio finale dirà chi sarà  in grado di formare il governo, perché inevitabile appare lo sbocco in un esecutivo frutto di una coalizione e molto dipenderà dai risultati conseguiti dalle formazioni minori.

La sommatoria dei risultati francesi e sloveni sembrano rispondere a quelli recenti dell’Ungheria che hanno fatto registrare il trionfo di uno dei massimi esponenti del sovranismo europeo e così l’Unione si ritrova un po’ meno manomessa rispetto alle attese dei suoi avversari, interni ed esterni.