Super Bonus del 110 e conseguenze sul Bilancio, Authority sulla privacy, uso strumentale dei dati su inflazione e occupazione Sono solo le ultime occasioni in cui Giorgia Meloni si è giocata la propria credibilità. Non quella concepita dai suoi tifosi o quella ingigantita dai compiacenti giornalisti fiancheggiatori. Parliamo di quella autentica che può essere riconosciuta di solito ai politici anche da parte di chi non condivide le loro opinioni, ma le accetta e le rispetta. La credibilità che nei momenti cruciali – e ce ne sono, anche ai nostri giorni – potrebbe essere necessaria se si deve veramente mettere da parte lo spirito di divisione.

Ma si sa siamo in uno dei tanti ricorrenti periodi elettorali e, allora, si fugge dalle proprie responsabilità. E questo è grave soprattutto se in fuga si mette chi governa.

Nel periodo in cui, forse, e mai come prima, si sono fatti paragoni – quasi tutti a sproposito – con gli statisti del passato, soprattutto Alcide De Gasperi, si dimentica che la prima dote richiesta a chi governa è quella dell’assunzione di responsabilità. Che è fatta anche dall’utilizzare i dati reali del Paese e del riconoscere le proprie posizioni assunte nel passato. Tutti elementi che mancano ai governanti di oggi.

Può il fatto di essere in campagna elettorale giustificare che Giorgia Meloni punti il dito sul Super Bonus dell’edilizia, dandone la responsabilità ai governi precedenti? Possibile che ignori che anche tanti italiani ricordano le frasi roboanti con cui lei e Salvini tuonavano affinché il Governo Draghi, quel Bonus, lo tenesse in vita dopo il precedente governo Conte 2?

E a che serve finire per farsi dare dell’ignorante da sola quando addebita sempre ad un Governo precedente la nomina degli attuali componenti dell’Authority sulla privacy finiti nella bufera per l’uscita di notizie che un minimo dubbio potrebbero far sorgere sull’opportunità che restino al loro posto. Il fatto è che i componenti di quella Authority non sono di nomina governativa, bensì parlamentare e alla loro “spartizione” hanno partecipato anche i Fratelli d’Italia, come del resto in tutti gli altri organismi che, con un eufemismo chiamiamo di “controllo”. Inoltre, uno dei punti contestati è quello dei rapporti diretti – ed altri opachi- che esponenti del Governo  – o loro fidi di partito- mantengono con uno o più dei chiamati ad assicurare che il lavoro di quella Authority sia svolto con lealtà, conoscenza e coscienza.

Agli italiani non interessano più i giochi retorici e queste interminabili, quanto inutili, “partite a tennis” dove si parla con colpi di diritto e di rovescio utili solo a rovesciare le frittate, con il solo gusto di poter far dire ai propri “gliene ha dette tante”.

Abbiamo bisogno di ben altro che di presunte vittorie propagandistiche e del trionfo della disinformazione. Soprattutto, abbiamo bisogno di responsabilità ed anche, se vogliamo, il riconoscimento degli errori compiuto nel passato o del fatto di aver cambiato idea.

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