Guardando a questa maggioranza di governo sembra di assistere ad una partita di pallanuoto. Nel corso della quale molto si svolge sott’acqua e i colpi bassi non mancano mai. Coesa ed unita, sì. Ma dopo passaggi all’astanteria di questo o quel pronto soccorso dove deve intervenire il “medico pietoso” del potere. Specialità clinica molto conosciuta, e praticata, dal trio Meloni, Salvini, Tajani.
Ma talvolta non tutto finisce per il verso giusto. Com’è nel caso della vicenda del rinnovo delle Autorità di governo dei porti. Dove le conseguenze non sono solo quelle dei già citati colpi bassi, ma anche lo smaltimento dei postumi della “grande abbuffata” in corso. E secondo alcuni – ma forse sono troppo poco realisti – l’esito potrebbe essere quello dell’omonimo film di Marco Ferreri che si conclude con la morte dei quattro uomini protagonisti, vittime appunto di uno smodato appetito suicida.
Quello che si svolge sotto traccia è recentemente emerso in Sicilia con lo scontro tra il Presidente della Regione, Schifani, che non vuole accettare l’imposizione di Matteo Salvini della nomina dell’ex eurodeputata leghista, Annalisa Tardino, all’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale Palermo capofila più altri 5 scali. La Giunta di Schifani ha deciso di impugnare la nomina dinanzi al Tar sollevando due profili di illegittimità: la totale assenza di concertazione con la Regione Siciliana, in violazione delle norme che prevedono espressamente una preventiva intesa tra le parti e la mancanza dei requisiti soggettivi richiesti dalla normativa per l’assunzione dell’incarico, anche per il ruolo di commissario straordinario, che impone una comprovata e specifica esperienza nel settore. Sia ricordato per inciso che la ex parlamentare – ed ex Coordinatrice della Lega in Sicilia – è un avvocato che nel corso della sua esperienza professionale sembra avere avuto a che fare davvero poco con i problemi portuali.
Ma in ballo vi sono anche altre nomine che rischiano di far scattare al 2026, ammesso che anche allora sarà possibile trovare una soluzione, il riassetto di un settore che secondo il Censis vale 34 miliardi di euro, pari al’1,5% del Pil nazionale. Inoltre, c’è chi ricorda che le 16 Autorità di sistema portuale nazionale hanno il controllo delle aree demaniali e hanno più potere dei sindaci per quanto riguarda gli assetti urbanistici delle aree costiere, i porti, i terminal merci e le opere infrastrutturali ad essi collegati.
Lo scontro nel Meridione sembra al momento riguardare soprattutto Forza Italia e la Lega. In lotta anche per ciò che riguarda il porto di Napoli a seguito della nomina di un altro prescelto da Salvini per dirigere i porti di Napoli e Salerno, Eliseo Cuccaro. Il partito di Tajani lamenta gravi vizi di incompatibilità ricordando che il prescelto alla guida del principale porto campano è l’ex amministratore delegato di Alilauro, società – però e paradossalmente -che fa capo a Salvatore Lauro, ex senatore di Forza Italia.
Altro conflitto lungo la costa più a Nord. E questa volta ci va di mezzo un nominato di Fratelli d’Italia, Raffaele Latrofa, vicesindaco di Pisa e membro della Commissione per il Ponte sullo Stretto. E’ stato nominato alla guida dei porti del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, il più importante è quello di Civitavecchia. Anche a lui è contestata la carenza di competenza sulla gestione portuale.
Ci sono poi i casi del Mare Ionio per la nomina a Taranto dell’ex presidente della provincia di Taranto e della Sardegna dove alla guida dei porti di Cagliari, Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Oristano, Santa Teresa Gallura, Portovesme e Arbatax è stato chiamato come commissario Domenico Bagalà cui però il Presidente uscente, Massimo Deiana, si è rifiutato di fare il passaggio delle consegne per presunte irregolarità nella designazione.
Insomma, un brutto periodo per i porti italiani che si trovano al proprio interno onde più alte di quelle oltre i moli, su cui non si sa ancora come finirà la “grande abbuffata”… ![]()