Noi italiani, ancora oggi godiamo dell’oro sottratto da Garibaldi ai Borboni e consegnato simbolicamente a Vittorio Emanuele II, a Teano assieme alla Corona d’Italia. Adesso, fa parte del grande deposito italiano – il terzo al mondo, subito dopo Usa e Germania – conservato alla Banca d’Italia e negli Stati Uniti. Il modo generò non poche chiacchiere dando la stura a sospetti di grandi arricchimenti personali frutto dell’essere riusciti a mettere le mani su tutte le banche del Regno di Napoli da parte di garibaldini e di piemontesi. Ancora più in grande le cose le fecero i nazisti che si appropriarono dell’oro di molte delle banche centrali dei paesi occupati, come fu subito nel caso di Austria e Cecoslovacchia. E così la notizia che molto oro è volato dalla Groenlandia in Svizzera può far pensare che c’è chi si aspetta di essere invasi da un momento all’altro. L’ultima spedizione è stata di 200 chili d’oro sono appena volati
Le informazioni sono di fonte svizzera e, come si sa, gli elvetici su certe cose non scherzano. Dobbiamo ritenere attendibili i dati doganali provvisori della Confederazione citati dalla SonntagsZeitung secondo cui le importazioni elvetiche di oro dalla Groenlandia sono passate da zero a 18 milioni di franchi nel corso dell’ultimo anno. Si tratta, certo, di un qualcosa veramente di marginale in relazione al volume complessivo del commercio d’oro della Svizzera che, nel solo 2025, e nei soli Stati Uniti, ha esportato oltre 550 tonnellate di oro per un valore superiore ai 46 miliardi di franchi. Ma la notizia resta indicativa delle preoccupazioni dei groenlandesi di vedersi depredare del loro patrimonio aureo, in gran parte legato alla produzione della loro unica miniera d’oro ritornata in piena attività dal 2024.
Anche alle vicende groenlandesi si deve comunque il fatto che l’oro in questi giorni è più che mai alle stelle. Già dai tempi delle difficoltà economiche mondiali provocate dal Covid il metallo prezioso aveva battuto ogni precedente record. Poi, è arrivato il “ciclone” dazi e, ancora, lo scontro sui tassi d’interesse di Trump con la Federal Reserve, Jerome Powell. Infine, la tenzone di queste ore con l’Europa che ha prodotto un’ulteriore, forte, impennata al rialzo.
Il paradosso è che questo significa dal Dollaro tutti fuggono per correre verso i cosiddetti beni “rifugio”. Evidentemente, l’idea che Trump ha della nuova “fase dell’oro” per gli States non la stessa del mondo della finanza. E di questo sta approfittando la Cina che da tempo fa acquisti massicci di lingotti nonostante l’annuncio di aver, essa stessa, scoperto il più grande proprio giacimento aurifero dal 1949: ammonterebbe a 2,586 milioni di tonnellate di minerale, sia pure con una purezza di 0,56 grammi per tonnellata. La Cina ha accantonate al momento poco più di 2300 tonnellate d’oro e resta ancora abbastanza lontano dalle oltre 8000 degli Stati Uniti, che però non acquistano più da tempo. Pechino si sta celermente avviando a superare quei paesi europei che vengono subito dopo gli Usa, che sono Germania, Francia ed Italia. Quest’ultima, infatti, ne possiede 2452.
Anche l’oro, insomma, fa la sua parte. E così, intanto, il loro piccolo gruzzolo i groenlandesi se lo stanno mettondo al sicuro. Non si sa mai.