Bastano i pannicelli caldi? O hanno ragione quegli europei che, rispondendo ad un sondaggio, sostengono che Trump è il “nemico” vero dell’Europa e degli europei? (CLICCA QUI). Del resto ieri ne è venuta la conferma. Prima, con la diffusione dell’ultimo documento sulla Strategia per la sicurezza nazionale voluto dal Presidente americano. E poi con la solita reazione rabbiosa – ci hanno pensato il Vicepresidente Vance e il Segretario al Dipartimento di Stato Rubio – alla multa comminata dalla Ue alla X di Elon Musk per violazione agli obblighi di trasparenza che tutti gli operatori devono rispettare in Europa. Ma per loro – soprattutto di chi fa parte del sistema delle multinazionali americane – le regole non devono valere
E Trump ha addirittura lanciato l’allarme: l’Europa rischia la “cancellazione della civiltà”. Chiedendosi se alcune nazioni possano continuare a essere alleati affidabili. E’ quanto emerge dalla lettura – di 33 pagine – elaborato dagli uomini di Trump che pone attenzione anche al continente europeo.
Un documento funzionale al Presidente statunitense per delineare la sua visione del mondo e il modo in cui intende esercitare il potere militare ed economico degli Stati Uniti. Trump l’ha definita “tabella di marcia” per far sì che gli Usa rimangano “la nazione più grande e di maggior successo nella storia dell’umanità”.
Non ci sono, in realtà, grandi novità rispetto ad esternazioni precedenti di Trump. In particolare, se si guarda al suo discorso tenuto subito dopo il suo insediamento dinanzi all’Assemblea delle Nazioni Unite. Contiene però un accenno più forte alla cosiddetta “identità occidentale”. Con la chiosa che, a suo avviso, se dovesse continuare sulla strada che sta seguendo, l’Europa diventerebbe “irriconoscibile tra 20 anni o meno” e i suoi problemi economici sarebbero “eclissati dalla prospettiva reale e più netta della cancellazione della civiltà”.
Poi le inevitabili accuse contro l’Unione Europea e “altri organismi transnazionali” di svolgere attività che “minano la libertà e la sovranità politica”. Il documento afferma che le politiche migratorie “creano conflitti” e che altri problemi europei sono quelli che riguardano “la censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita di identità nazionali e di fiducia in se stessi”.
Insomma, una lezione a tutto campo cui non mancano previsioni catastrofiche per quei paesi europei – ovviamente quelli che lui non ama – che si ritroveranno senza “economie e forze militari sufficientemente forti da rimanere alleati affidabili”.
Il documento si fa persino aulico quando parla dell’incoraggiamento americano verso i suoi alleati politici in Europa affinché promuovano una rinascita di quello spirito agitato “partiti patriottici europei”. In poche parole gli Orban, i Salvini ed, eventualmente, le Giorgia Meloni.
Sul piano concreto, il documento si occupa della questione ucraina a proposito della quale è rimarcata la mancanza di “fiducia in se stessa” da parte dell’Europa nei suoi rapporti con la Russia. E, quindi, l’Amministrazione statunitense dovrà coinvolgersi nei rapporti tra Europa e Russia perché “è un interesse fondamentale degli Stati Uniti porre fine alle ostilità in Ucraina”. Il tutto comunque condito dalle solite affermazioni sulla revisione della intera strategia di presenza americana nel mondo che, secondo Trump, oggi, si deve focalizzare soprattutto per rispondere a quelle che sono definite “le minacce urgenti nel nostro emisfero” – e questo spiega la presenza più che minacciosa nei Caraibi – e quelle provenienti dal Pacifico – cioè la Cina – dove sarà rafforzata la presenza militare americana.
In sostanza, a Trump della Nato non interessa più niente e vuole un’Europa funzionale solo agli interessi statunitensi, magari per giungere ad un cambio di posizione nei confronti della Russia. La conferma che gli europei contano solo se diventano a sua immagine e somiglianza e partecipano a quella che qualcuno ha definito “l’internazionale dei sovranisti” e, lo aggiungiamo noi, inneggiante alla bandiera a stelle e strisce.
La sostanza è quella che conosciamo da tempo: il “trumpismo” non vuole le regole degli altri, ma vuole imporre le proprie. Il punto che conta, allora, è la reazione degli europei e, per quanto ci riguarda immediatamente, quella dell’Italia. Asserviti completamente? Una scelta non da poco, ma cui non si può rispondere, con i “pannicelli caldi” come ha fatto ieri sera Giorgia Meloni secondo cui tutto va bene tra USA e UE. ![]()