Vogliamo sperare che Giorgia Meloni sia stata coinvolta nell’agguato tentato a Sergio Mattarella sulla base di una mancata conoscenza di una sorta di “strana cosa” che riguarda l’uscita  sulla Verità (sic) dell’articolo contenente le frasi pronunciate dal consigliere della Presidenza della Repubblica, Francesco Saverio Garofani, e la cui pubblicazione ha scatenato ieri il putiferio che abbiamo tutti seguito.

Eh, sì. Perché è venuto fuori che già prima quel testo era su una mail inviata ad alcuni giornali. Ieri ne è circolato il testo con tanto di foto del messaggio, a firma, sì, di Ignazio Mangrano, giornalista del giornale diretto da Maurizio Belpietro, ma proveniente da un fantomatico Mario Rossi e da uno strano indirizzo di posta elettronica stefanomarini@usa.com(CLICCA QUI).  Che bisogno c’era di far spedire ad un certo Mario Rossi la stessa mail e per di più a giornali diversi da quello su cui scrive il Mangrano? E, inoltre, c’è da chiedersi se fosse lui stesso presente al ristorante il Consigliere Garofani si trovava o qualcuno gli ha passato una registrazione? E questo ce lo possiamo chiedere sulla base del fatto che pare sia confermata l’esistenza di una tale registrazione, come anticipato due sere fa in televisione  da Italo Bocchino. Evidentemente ben informato al riguardo.

Domande legittime che potrebbero essere destinate ad aprire ancora un altro degli scenari di spionaggi e pedinamenti che sembrano oramai costituire una costante della cronaca politica, e non solo, dei nostri tempi.

In ogni caso, Giorgia Meloni – dopo che autorevolissimi esponenti della sua maggioranza, e a lei vicinissimi, si erano fortemente esposti contro Sergio Mattarella – è stata costretta a rinculare e a salire al Colle dove un più che paziente Presidente della Repubblica l’ha ricevuta immediatamente perché chi ha più sale in testa lo usa e non dimentica mai del ruolo istituzionale che svolge dopo aver giurato solennemente. E così la Meloni ha dovuto smentire la Verità (sic) riconoscendo che con il Quirinale – a differenza delle affermazioni di Belpietro-  c’è “piena sintonia”. Dunque, ella stessa deve riconoscere che non c’è alcun complotto.

La Presidente del Consiglio, però, che non conosce il significato del termine “scusa” – che in taluni casi è bene usare nudo e crudo, anche se non ci riguarda personalmente, ma persone a noi vicine – ha voluto poi ulteriormente chiosare dicendo che, comunque, Garofani era stato “inopportuno”.

Ma questo costringe ad altre riflessioni. Garofani può avere le proprie opinioni e il proprio giudizio su cosa accade nel mondo e, persino, sul Governo? E Mattarella stesso potrebbe avere un suo giudizio “privato” sul Governo Meloni? Certo che sì. A noi tutti, però, interessano gli atti formali del Presidente della Repubblica e dei suoi consiglieri, non le loro opinioni personali che, in ogni caso, devono fare i conti con le regole istituzionali, il rispetto di tutti gli altri organi dello Stato, dei risultati elettorali. In una parola di tutto ciò che concorre al salutare e sano  vivere democratico e alla gestione della cosa pubblica.

E, se la vogliamo proprio dire tutta, Giorgia Meloni non ha proprio di che lamentarsi di Mattarella. Basti pensare al garbo istituzionale e la discrezione con cui, quando è stato necessario, il Presidente della Repubblica è intervenuto sui testi di leggi in preparazione invece che rimandargliele alle Camere. Oppure, in merito all’effluvio di decretazioni d’urgenza che il Governo Meloni -purtroppo seguendo in questo tutti i governi precedenti – ha prodotto in quantità industriale. Al punto che il mese scorso, la stessa Meloni ha dovuto invitare molti suoi ministri ad essere meno incontinenti al riguardo perché aveva avvertito che la pazienza di Mattarella era giunta al limite.

Lo abbiamo già detto ieri (CLICCA QUI), l’agguato organizzato dalla Verità (sic), con la connivenza di importanti soggetti vicino a Giorgia Meloni, si è comunque conclusa positivamente con la smentita che la stessa Presidente del Consiglio ha dovuto fare sulla fantasiosa ricostruzione di un Quirinale pieno di gente appassionata dei ribaltoni. Per dirla alla toscana campagnola, non sarebbe male se un po’ su tutto Giorgia Meloni “mettesse a catena” qualcuno dei suoi intimi e i tanti, troppo, dannosi fiancheggiatori che, come nel caso in questione, si giocano in proprio certe partite. Perché nessuno ci toglie dalla testa che il motivo vero di questo agguato è frutto delle posizioni ferme assunte da Mattarella sulla questione Ucraina. E c’è già chi scommette sul solito dietro front che Meloni e compagnia sarebbero pronti a fare per stare con Trump e mollare Zelensky.

Giancarlo Infante

 

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