Che cos’è la Memoria se non è quotidianamente vissuta nella cronaca? Per non finire imbalsamata in un rituale di mero ricordo. Senza forza vitale per restare un fermo monito, un messaggio, una sollecitazione palpante.

Tanti, invece, sono i motivi per cui la Giornata della memoria è cosa viva ed attuale. A partire dal ripetersi di un odioso antisemitismo che non ha più motivi- se mai l’avesse avuti – di giustificazione scientifica, e storica. Così come semantica, giacché semiti sono i discendenti di una larga serie di popoli, tra l’altro tra di loro vicini, ma divisi da fatti storici tuttora in ebollizione.

Tra la liberazione del campo di Aushwitz e la Giornata della memoria vissuta ieri non sono mancati altri genocidi. I quali tra l’altro – e non a caso – hanno portato alla costituzione della Corte penale internazionale, a due Tribunali internazionali per i fatti di Ruanda ed Jugoslavia, alla denuncia di Israele da parte del Sudafrica di fronte alla Corte di Giustizia internazionale per i crimini contro l’umanità commessi a Gaza e, infine, al mandato di cattura per Benjamin Netanyahu, per quegli stessi crimini, emesso dalla Corte Penale internazionale.

Cronaca e memoria, così, sono strette l’una all’altra per tenere vivo il monito. E la lotta all’antisemitismo, ad ogni forma di odio raziale, ad ogni crimine contro l’Umanità e la dignità umana diventa più forte solo a condizione che i fatti orrendi cui assistiamo anche ai nostri giorni non vengano minimizzati, non trovino riparo dietro la mancanza di una analisi rigorosa e di un giudizio coerente.

Niente di quanto accade oggi può oscurare le pagine orrende del passato. Ma neanche la rievocazione di un passato ben scolpito nella memoria può far trascurare l’orrore che stentiamo a credere accada oggi. Entrambi, passato e presente, non possono, anzi, che congiuntamente incitare a tenere vivo lo sdegno di tutto ciò che rende sempre attuale l’angosciante commento di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario … perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

Giancarlo Infante

 

About Author