L’azienda “Manhattan Genomics” dell’imprenditrice Cathy Tie ha dichiarato pubblicamente che si svilupperà per lavorare su metodi per modificare il genoma degli embrioni umani: è l’annuncio shock di qualche giorno or sono, ripreso anche su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Di cosa si tratta in estrema e semplicistica sintesi? Di manipolare e alterare il genoma di embrioni umani per “prevenire” o “impedire” malattie genetiche rare.

Le motivazioni per aprire nuove frontiere sono sempre “profondamente umanitarie”: da verificare se effettivamente vere come si afferma….Curioso, irritante ma per certi versi …”consolante”: anche per fare il male l’umanità dichiara sempre che si vuol perseguire il bene di tutti …

Il precursore di queste ardite tecniche è stato un biofisico cinese che nel 2018 annunciò di aver modificato embrioni umani per rafforzare la resistenza dei bambini risultanti esposti all’HIV: quegli embrioni furono impiantati nella madre e nacquero così i primi due bambini “geneticamente modificati”. Vero? falso?  Resta il fatto che il biofisico fu condannato a 3 anni di carcere per pratica medica illegale

Gli scienziati hanno ampiamente condannato il suo lavoro, e molti hanno chiesto una moratoria su tutti gli usi clinici dell’editing genetico ereditario negli esseri umani. Alcuni paesi hanno restrizioni su tale ricerca: ma non tutti. Negli Stati Uniti i fondi federali non possono essere utilizzati per studi di editing genetico su embrioni umani e la Food and Drug Administration statunitense non può approvare l’uso clinico di embrioni geneticamente manipolati: ma queste ricerche sono comunque possibili se i finanziamenti derivano da fondi privati. E questo sembra il caso della società Manhattan Genomics: e sembra che altre società si stiano muovendo in tal senso, almeno negli USA. Non si sa cosa succede in altri parti del mondo, dove la trasparenza delle attività e delle società profit è ancora meno evidente.

Le tecniche di modifiche del DNA su cellule non embrionali per “curare” gravi malattie, ha fatto molti progressi negli ultimi anni: nel 2023 è stata approvata una terapia sviluppata con queste tecniche per due malattie genetiche del sangue. Manipolare tramite cellule staminali il DNA per modificare il corso di una malattia genetica, è però cosa molto diversa che modificare il DNA di un embrione: non solo perché negli embrioni  la tecnica appare molto più complessa, ma perché le modifiche saranno poi trasmesse alle generazioni successive (nel caso l’embrione sopravviva, nasca e si riproduca in futuro) e non si ha idea di cosa succede  manipolando  un gene embrionale  su tutti gli altri geni connessi allo sviluppo di quell’embrione (oltre 20.000), feto, bambino: sappiamo che ci sono meccanismi molto complessi e ancora poco noti di interazione e influenze reciproche sia tra geni che tra le proteine espresse dai geni e i geni stessi.

Il passaggio, anche solo sul piano tecnico, appare attualmente molto, molto azzardato: la maggior parte degli scienziati è contraria. Sappiamo però che quando ci sono i fondi a disposizione, qualcuno è sempre disposto a fare l’apripista e da lì si genera una inevitabile emulazione e competizione: lasciare solo alle big company private questa possibilità? Risposta già sentita tantissime volte…

Una altra domanda non va però sottaciuta: perché dovrebbero esistere delle company finanziarie disposte a mettere molti finanziamenti per sviluppare queste tecniche discutibili anche se futuribili e costosissime? Possiamo immaginare un mix di motivazioni: da quelle di sentirsi dei pionieri futuri (se si hanno fondi evidentemente in eccesso: a proposito dei soldi che mancano…), a quella – più realistica – di aprire la strada a futuri business importanti. Però per fare “business” le manipolazioni genetiche embrionali non si fanno per curare “malattie rare”: essendo rare, la ricaduta economica sarebbe del tutto inesistente (basta ricordare il gravissimo problema dei “farmaci orfani” ossia quelle molecole che curano patologie numericamente ridotte che  di fatto nessuna biotech produce per i costi esorbitanti che nessuna assicurazione (privata o pubblica) può coprire….

Sembrerebbe da alcuni sondaggi fatti negli USA, l’ultimo noto è del 2018, che oltre il 78% degli intervistati (non è chiaro chi fossero) sarebbe favorevole ad alterare il genoma embrionale per curare malattie gravi, mentre all’epoca il 65% riteneva una esagerazione tecnologica testare queste tecniche sull’embrione.

Resta il fatto che cominciano a muoversi grossi capitali finanziari in queste direzioni: difficile che lo facciano per ragioni umanitarie. In quel mondo, è già tanto se almeno vale la massima di Adam Smith circa la benevolenza del “macellaio che ci deve vendere la carne, per lucrare il proprio interesse”: spesso non ce la vende proprio…. E gli interessi finanziari in gioco non sono certo quelli del 1800….

Ad oggi, non è chiaro se l’opinione pubblica sarebbe favorevole a queste pratiche qualora si trattasse di agire sul genoma per individuare tratti genetici desiderabili..: intelligenza? Abilità percettive particolari?

In ogni modo, il concetto di “opinione pubblica” o di “decisione democratica” in questo caso o in situazioni analoghe, appare molto molto aleatorio e discutibile: non solo per una stratosferica asimmetria di informazioni e conoscenze, ma soprattutto perché in una epoca dove tutto è manipolabile e influenzabile con i social e l’AI, immaginare che l’opinione pubblica possa avere una opinione matura e consapevole, e democraticamente libera, appare così ingenua che nemmeno un bambino che crede ancora a Babbo Natale ci crederebbe…

E qui, si apre il periglioso argomento su cosa si fondi effettivamente il concetto di democrazia popolare nel XXI secolo ….e quindi chi può decidere moratorie o divieti….

Un ulteriore gigantesco problema che si staglia all’orizzonte, oltre che di decisore politico, tecnico-scientifico e economico (quali affari stanno progettando gli investitori?) è di tipo giuridico: non solo nel caso di conseguenze inattese nella progenie dell’eventuale embrione modificato che arrivasse a riprodursi successivamente, ma per le possibili e futuribili questioni giuridiche che qualsiasi nuovo nato potrebbe sentirsi in dovere di intentare: chi e in nome di chi ha il diritto di selezionare il patrimonio genetico di un essere umano che nascerà condizionato da questa scelta presa a sua insaputa e senza che lui fosse in condizione di deciderlo? E ancora: perché e con quale finalità (a parte le company che faranno business) dobbiamo agire sul futuro della vita di un essere umano?

È la aspirazione – nemmeno tanto nascosta –  che sta all’origine della “morte di DIO”, annunciata visionariamente da Nietzsche. Se vera, anzi se così vera al punto che DIO non è affatto morto, per il semplice fatto che non è mai esistito e non esiste, manipolare il patrimonio genetico embrionale è solo e solamente l’estremo sogno di potenza dell’essere umano: da cui può solo nascere un futuro popolo di schiavi selezionati…

Fantascienza? Al momento sì, perché la tecnica scientifica non è pronta. La direzione però – se mai la tecnologia crescerà – è già evidente. E in questi scenari futuribili (dalla IA generativa e sostituiva, al transumanesimo, all’editing genetico embrionale) si annida l’angoscia che attanaglia il nostro mondo occidentale che rende il nostro vivere a volte “disperato”, pur tra tante dovizie di risorse e opportunità, ma sempre con pochissime “speranze per il futuro”: chi si fida della benevolenza del macellaio di Adam Smith per il futuro dei nostri figli?

Sicuri che il crollo della natalità e della fecondità non abbia a che fare anche con queste angosce, non proprio banali? E fare politica, non vuol forse dire provare a ragionare e a mettere a tema queste questioni cruciali, superando il baloccamento spesso stucchevole tra populismo, democrazia più o meno vera, dittatori o uomini più o meno forti che nell’epoca dell’IA al massimo saranno solo i terminali più o meno visibili di decisioni prese altrove?

Proviamo, pur se con tanta angoscia, ad alzare lo sguardo verso il cielo, di notte, quando c’è più silenzio e anche la luce umana si fa più fioca: possiamo tornare a ritrovar “l’amor che move il sole e le altre stelle” e sognare (che altro possiamo fare?) che quei puntini luminosi che vedremo sono quei bambini ancora non nati che abbiamo il dovere di difendere e salvare.

Massimo Molteni

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