Uno sgarbo di Sanchez alla NATO?
I commentatori politici hanno sottolineato l’evidenza dell’ “anomalo” comportamento di Pedro Sanchez al vertice NATO del 25 giugno a L’Aja. E’ stata rilevata persino la posizione “marginale” nella foto di gruppo del leader spagnolo al resto del consesso.
Sanchez è stato chiarissimo: la Spagna non porterà le spese militari al 5% come gli altri Paesi NATO, ma si fermerà al 2,1% per non compromettere le compatibilità interne e per non deformare il proprio modello sociale. Ovviamente resta il suo impegno nella NATO e, a quanto sembra, il documento finale firmato dal premier spagnolo non contraddice l’adesione a questo impegno, tenuto conto anche della dizione finale adottata, visto che al punto 2 della Dichiarazione del 25 giugno si scrive ” Allies commit to invest 5% of GDP annually on core defence requirements …. by 2035 (Gli alleati si impegnano ad investire il 5% del PIL nelle esigenze fondamentali della difesa…entro il 2035 )”
Non compare invece il termine più impegnativo”Noi” ad indicare ogni Stato membro che compare nel punto 1 che non ha riferimenti ad impegni di spesa.
Non conosco i documenti più recenti della NATO ma credo che un impegno rapportato unicamente al PIL del paese, senza prendere in considerazioni altri parametri rilevanti come la situazione della finanza pubblica ed il reddito pro capite, non sia né equo né adeguato , né effettivamente proporzionale.
E in ogni modo è evidente, anche a chi non ha conoscenze tecnico-giuridiche, che una clausola del genere, applicata in automatico, sarebbe difficilmente conciliabile con la dignità dei popoli e con la sovranità degli Stati cui, certo, l’adesione alla NATO non può imporre di rinunciare.
Direi più semplicemente e coerentemente che Sanchez ha “capito il giuoco” ed ha applicato al suo paese la medesima misura che si sta applicando nelle dinamiche interne all’ UE e nello stesso meccanismo del riarmo nazio-centrico, una volta rimossa la prospettiva di una difesa comune fondata su un debito comune e su una politica estera comune.
E’ tanto strana la scelta di Sanchez? Niente affatto, se la collochiamo nel contesto del “gioco” istituzionale e strategico dell’ UE e non solo della NATO, visto che le due istituzioni si sono sovrapposte sul tema difesa. Ed è successo al vertice NATO ciò che spesso succede nei vertici UE.
“Stranezza” delle regole e “normalità” del comportamento di Sanchez
Pirandellianamente, spesso, ciò che è strano, o che pare strano ed anomalo, è normalissimo se lo inseriamo nel contesto , nel “gioco di ruoli” di cui è parte. Ed è esattamente questo il caso di Sanchez che tanto ha irritato Trump e certamente anche altri, che prudentemente tacciono.
Il problema ha origine nelle dinamiche interne dell’UE. Dall’inizio del XXI secolo, e specie dopo la crisi finanziaria 2008-2012, nella UE abbiamo sempre adattato le logiche interne degli stati, sul terreno economico e finanziario, ai “vincoli esterni” considerati essenziali per promuovere comportamenti “virtuosi”, anche se questo costava lacrime e sangue. Tanto c’era sempre una “colpa” (o un debito) da espiare.
Si poteva certo, nel 2011, sostenere che si trattava di vincoli “necessari” laddove si era introdotta una moneta comune in aree che certo non erano le “zone valutarie ottimali”, come ben sapevano gli economisti, che naturalmente su questo “problemino” preferivano glissare.
Però, poi, è successo qualcosa di nuovo, dopo il Covid 19 specialmente in UE, ma anche nel resto del mondo. Nell’Unione Europea il Next Generation EU è stato varato entro un ripensamento, sia pure prudente e circospetto, delle regole della costruzione europea. La Commissione ha ridefinito con lo strumento delle “comunicazioni interpretative”[ C ( 2020) 1863 ,19 marzo 2020 ed altre a seguire] le deroghe al divieto degli aiuti di Stato previsto dall’ art. 107 TFUE. La guerra di Ucraina ha poi moltiplicato deroghe , eccezioni, e prassi sempre più divergenti dai Trattati, sino ad arrivare al lancio dell’iniziativa “Rearm Europe” che prevede una massa di investimenti di 800 miliardi attraverso una iniziativa che, in questo caso, deroga anche all’atto normativo più importante e “pesante” dell’UE, al cosiddetto “Patto di stabilità e crescita” , sempre di problematica attuazione, e sospeso dopo la crisi Covid 19, ma incredibilmente riattivato e con viincoli ancor più stringenti- addirittura imposti dal Consiglio alla Commissione – nel dicembre 2023, in piena emergenza della guerra di Ucraina.
Il fatto incredibile è che il piano “Rearm Europe” prevede una clausola di salvaguardia, una deroga quindi al Patto appena rinnovato, per le spese di riarmo proposte dalla Commissione. Una deroga di cui potranno comodamente fruire gli stati che hanno spazi fiscali adeguati per fare nuovo debito nazionale e, magari, sono in recessione o in pericolo di esserlo (leggi Germania). Ma costeranno lacrime e sangue agli stati privi per motivi di debito di tali spazi e, per giunta, in procedura di infrazione per debito eccessivo (leggi Italia).
E’ evidente che invece di rivedere il meccanismo delle regole europee – rivedere i TRATTATI come chiesto nel 2024 anche dal Parlamento europeo- un meccanismo che è ormai un muro di gomma, si tengono in vita regole derogabili per stati più forti e inaggirabili per gli stati più deboli finanziariamente. E’ non la disgregazione dell’Europa, ma la paralisi progressiva che porta alla rovina l’UE. E’ il muro di gomma che i più potenti possono modellare a piacimento, ma non i più deboli finanziariamente.
E non è un caso che l’’iniziatica “Rearm Europe abbia contrapposto in modo mai successo Parlamento Europeo e Commissione. Una Commissione che ha strumentalmente utilizzzato l’art. 122 TFUE (clausola di emergenza) per evitare il passaggio parlamentare. Una procedura che la medesima Von der Leyen si era impegnata nelle sue “Guidelines” del luglio 2024, a non usare e comunque a motivare esaurientemente davanti al Parlamento.
Anomalo allora il comportamento di Sanchez o anomale, piuttosto, le regole che ci si ostina a congelare di fronte ad “emergenze” che sono divenute da un ventennio realtà quotidiana? Forse, il comportamento di Sanchez è il più europeista di tutti, visto che è l’unico- unico anche in questo !- a chiedere la sospensione immediata dell’accordo di associazione con Israele per violazione dell’art. 2 sul rispetto dei diritti umani. L’unico a chiedere una iniziativa UE in politica estera mirante al ripristino del diritto internazionale.
L’autorevolezza dell’Europa nella storia, più che dalle armi e dalla potenza militare, è sempre venuta dalla sua capacità di indicare un modello di convivenza umana fondata sulla forza del diritto a partire da quello internazionale, una forza che impone di trattare gli aggressori sempre come aggressori e vieta di distinguere tra aggressori “utili” (quelli che fanno il lavoro sporco per noi) e “inutili o pericolosi”(quelli che fanno il lavoro sporco per conto proprio).
Gli uomini, talvolta o spesso , come scriveva Blaise Pascal, laddove non riescono a rendere forte ciò che è giusto, preferiscono rendere giusto o fingere che sia giusto ciò che è forte. E’ questo il “giochetto”, portato al suo acme da Trump, ma presene anche da noi in Europa, che forse è stato smascherato. Grazie anche a Pedro Sanchez.
Umberto Baldocchi