E’ il problema della guerra e della sua eliminabilità. Mai come oggi tanti pacifisti sono scesi in piazza per manifestare il loro sdegno contro questa pessima abitudine dell’uomo. Ma non pensiamo che sia sufficiente protestare per risolvere il problema, anche perché se i milioni di pacifisti contro la guerra in Iraq avessero avuto successo con la loro protesta, sarebbero poi rimaste in piedi altre 35 guerre contro le quali nessuno sembra interessato a scendere in piazza. Eppure anche queste sono guerre terribili ed esecrabili, che hanno la sola colpa di non avere gli Stati Uniti come parte in causa.

Cosa direbbe oggi Don Sturzo su questo problema? Forse ci direbbe di leggere il suo libro “La comunità internazionale e il diritto di guerra” scritto in esilio a Londra nel 1926, pubblicato in inglese nel 1928, in francese nel 1931 e in italiano nel 1954. E’ un libro che contiene una grande verità, che da sola spiega perché sino ad oggi il mondo è stato afflitto da guerre continue; ma allo stesso tempo questa verità ci offre la speranza (o, per Don Sturzo, la certezza) che un giorno sarà possibile eliminare la guerra.

La grande verità sturziana è implicata nel significato stesso della parola “comunità” che per il Dizionario Palazzi della lingua italiana è: “gruppo sociale i cui componenti condividono tradizioni, idee o interessi e che agisce come un tutto organico”. Nel corso dei secoli non solo la comunità internazionale, ma anche tante comunità locali e nazionali sono state dominate da tradizioni, idee ed interessi non condivisi e spesso conflittuali, che hanno tolto organicità e pace al vivere in comune. Non si è vissuti in comunione, ma in disunione, anche perché per lungo tempo hanno prevalso la prepotenza e l’avidità di ristrette classi dirigenti, lasciando nella povertà e nella ignoranza i loro sudditi, considerati più “oggetti” che non soggetti della società.

Il diritto di guerra o addirittura la guerra giusta erano spesso proclamati e giustificati a difesa degli esclusivi interessi di quelle classi dirigenti e onnipotenti. Inutile sottolineare quanto sia stata per nulla organica e ben poco cristiana questa “non comunità” nazionale e internazionale.

Da dove nasce la speranza? Per Don Sturzo nasce dalla natura razionale dell’uomo, che prima o poi capirà la profonda irrazionalità del “viver come bruti” tra guerre continue, mentre Dio ci ha creato “per seguir virtute e conoscenza”, come ci ricorda Dante. Il santo sacerdote di Caltagirone, nel suo ottimismo di cristiano convinto, vedeva la Storia come una realtà in evoluzione, anche se egli parlava sempre di “processo storico” e non di “progresso storico”. Il concetto di progresso, diceva, implica una tendenza positiva continua, ma la Storia non segue mai una linea retta, perché la natura razionale dell’uomo (la retta ragione) è spesso fuorviata da cause pseudo-razionali o irrazionali. Pertanto, il progresso viene spesso interrotto da queste cause, per poi riprendere la sua strada evolutiva sotto l’influsso della retta ragione. Il massimo dell’irrazionalità è la guerra; il massimo della razionalità è la pace.

Verrà il giorno, profetizzò Don Sturzo nel 1926, in cui la retta ragione dell’uomo riuscirà a creare le condizioni per vivere in una vera comunità, di nome e di fatto. Le tre condizioni-base sono, in ordine di importanza, di tipo morale, di tipo economico e di tipo politico. “Mai le sole forze economiche o i soli propositi politici – egli scrisse nel suo libro – hanno potuto influire sulla psicologia dei popoli senza il pungolo, la spinta e l’aiuto delle forze morali. Queste trasformano le stesse attività economiche e politiche, elevandole ad un ordine superiore e dando ad esse l’impronta della propria grandezza”. Nel pensiero sturziano, in quanto pensiero profondamente cristiano, la forza morale rappresenta la solida pietra d’angolo dell’agire umano.

Nel corso della Storia l’uomo ha costruito tanto e bene, dove ha posto la forza morale alla base del suo agire, e ha distrutto tanto, dove questa forza è mancata. Costruzioni grandiose solo di facciata, ma prive della forza della retta ragione (che sta alla base dell’azione morale), sono poi miseramente crollate travolgendo tanti uomini potenti. La Storia è un libro aperto su queste verità.

In ricordo di Giovanni Palladino
fonte: Rinascimento Popolare

Pubblicato su La croce di Costantino, numero maggio 2026

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