Le notizie che arrivano dalla Nigeria riportano drammaticamente il tema della persecuzione dei cristiani al centro dell’attualità internazionale. L’intervento militare degli Stati Uniti contro i gruppi terroristici di Boko Haram è stato giustificato anche dalla necessità di contrastare una spirale di violenza che da anni colpisce villaggi, chiese e comunità cristiane inermi.
Uomini, donne e bambini vengono uccisi o costretti alla fuga con un’unica “colpa”: professare liberamente la propria fede. La Nigeria non è un caso isolato. In Cina, Pakistan, Egitto e Siria, i cristiani vivono spesso in condizioni di forte precarietà, tra discriminazioni legali, intimidazioni quotidiane e atti di terrorismo vero e proprio. In alcuni contesti lo Stato appare impotente; in altri, ambiguamente tollerante verso frange fondamentaliste che usano la religione come strumento di dominio e di morte.
È uno scenario allarmante, che riporta alla memoria una verità antica: il Cristianesimo, fin dalla sua nascita, è una fede perseguitata. Il Cristianesimo nasce infatti come una frattura profonda nella storia antica: non una religione del potere, ma dei perseguitati. Affonda le sue radici nel giudaismo del I secolo, in una Palestina occupata dall’Impero romano, segnata da tensioni politiche e religiose. Il messaggio di Gesù di Nazareth – centrato sulla dignità della persona, sul perdono e sull’amore universale – entra subito in collisione con le autorità del tempo. La sua condanna a morte, avvenuta tramite la crocifissione romana, va letta in questo contesto storico. Fu una decisione del potere imperiale, sostenuta da élite locali timorose di un sovvertimento dell’ordine. Nei secoli successivi, interpretazioni distorte di quell’evento hanno alimentato ostilità e violenze, tradendo lo spirito stesso del Cristianesimo.
I martiri contro il potere : la fede che non si piega
Tra il I e il IV secolo, i cristiani diventano bersaglio di persecuzioni intermittenti ma feroci. Da Nerone a Diocleziano, rifiutare il culto dell’imperatore significa essere considerati nemici dello Stato. Eppure, nelle catacombe e nelle periferie dell’Impero, la fede si diffonde. I martiri non sono combattenti, ma testimoni: la loro morte incrina l’idea che la forza possa sconfiggere la coscienza. Con la fine dell’Impero romano, la persecuzione non scompare. L’espansione islamica e, più tardi, il dominio ottomano, riducono drasticamente la presenza cristiana in vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. Comunità millenarie sopravvivono tra discriminazioni, tasse speciali e violenze periodiche, fino a tragedie che ancora oggi segnano la memoria di interi popoli.
Le ideologie moderne: quando la fede diventa un nemico
Il Novecento introduce nuove forme di persecuzione. I regimi comunisti considerano la religione un ostacolo ideologico: chiese sbarrate, sacerdoti arrestati, fedeli sorvegliati. Una repressione meno spettacolare, ma profonda, che tenta di estirpare la fede dalla vita sociale. Nell’Europa contemporanea, la persecuzione assume un volto diverso. Non è violenta, ma culturale. Un consumismo senza limiti e un relativismo radicale svuotano il Cristianesimo della sua dimensione pubblica, riducendolo a residuo del passato o tutt’al più a un fatto privato. Non si colpiscono più i corpi, ma il significato e lo spirito della dimensione religiosa. Eppure, la lezione della Storia è stata sempre chiara: ogni persecuzione contro il Cristianesimo finisce sempre in un fallimento. Terrorismi, imperi e ideologie passano. Resta sempre vivo, invece, il bisogno umano di senso, di giustizia e di speranza. In fondo, a pensarci bene, è proprio questa la ragione per cui, ieri come oggi, l’intolleranza dei fondamentalisti e la barbarie dei terroristi saranno sempre destinate alla sconfitta .
Michele Rutigliano