Nell’articolo di fondo, pubblicato sulle pagine del Corriere, la mattina di Pasqua, Sabino Cassese tratteggia con poche, efficaci pennellate a tinte forti la crisi della democrazia e dei partiti.
Tra gli spunti che offre – ad esempio, un giudizio sulle primarie che coincide con l’analogo avviso comparso, su queste pagine, in una nota dello scorso mercoledì 1 aprile: “ Le primarie e la fabbrica del leader” – sintetizza la sua analisi ricorrendo al concetto di “politica istantanea”. Sintesi quanto mai efficace, che segnala la cifra, per più aspetti distintiva, della “politica” dei giorni nostri, purtroppo non solo italiana.
“Istantaneo” sta per immediato e fulmineo, repentino ed improvviso. Posture che con la politica non ci stanno, a meno che siano la risposta pronta, che il momento richiede, ma pur sempre come portato di una strategia accuratamente pensata, che esiga “hic et nunc”, un approdo conclusivo, ma, appunto, come esito di un processo a lungo meditato.
Non è il nostro caso. Infatti, Cassese associa l’ “istantaneità” della politica a “battute ad uso televisivo”, a “temi…..di durata giornaliera, dedicati alle piccole vicende, piuttosto che ai grandi problemi”. Insomma, una politica che, anziché precedere gli eventi e cercare di orientarli secondo una qualche visione, li insegue e si accontenta di assumerli in una “narrazione” che li adatti, quanto più possibile, alle ragioni del consenso.
Passi, se vogliamo, per le vicende politiche di casa nostra, ma la questione diventa, alla lunga, insostenibile se a tali atteggiamenti si piegano le linee di condotta delle vicende internazionali. Detto altrimenti, c’è una sproporzione evidente e di cui seriamente preoccuparci tra avvenimenti e conflitti che si accavallano e si alimentano l’un l’altro e la capacità della politica di riportarli dentro la cornice sensata di un possibile equilibrio delle relazioni internazionale.
Domenico Galbiati