“Ed invero non è difficile a capire che lo scopo del lavoro, il fine medesimo che si propone l’artigiano, è la proprietà privata” ( Rerum Novarum   Leone XIII )

In questa linea ricordo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata .il principio dell’uso comune dei beni creati per tutto è il punto principio di tutto l’ordinamento  etico sociale è un diritto naturale originario e prioritario .tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone incluso i quelli della proprietà privata e qualunque altro ,non devono intralciare al contrario, devono agevolarne la realizzazione come affermava Paolo VI.

Il diritto alla proprietà privata si può considerare come un diritto naturale secondario e derivato dal diritto universale dei beni creati e ciò a conseguenze molto concrete che devono riflettersi sul funzionamento della società. Accade frequente che i diritti secondari si pongano al di sopra dei quelli prioritari e originari , privandoli della loro rilevanza originaria.

Rerum Novarum Fratelli tutti

Se vediamo i due testi separatamente, la tesi è opposta : la proprietà privata è indicata   come giusto ristoro del lavoro nella prima  e come la rappresentazione di una legittimazione  di diseguaglianza sociale nella seconda . Ma se guardiamo i testi in tutta la loro finissima trama di un messaggio religioso di politica e sociale, vediamo che combaciano .

L’idra mostruosa  per la Chiesa Cattolica è l’ingiustizia  sociale. In ogni contesto storico  la proprietà privata o pubblica può essere una identificazione del male, ieri come oggi, per l’uso ingiusto che ne fa il proprietario del bene, quando considera che il suo diritto a possedere  non è frutto del giudizio positivo che ne dà la comunità , ma un suo arbitrio   . Da sempre davanti al divampare della tirannia del potere di pochi, che  hanno condizionato la politica mondiale, istigando la crescita di grandi capitali ,  proposti da liberalismi diversi o dalla globalizzazione ,la Chiesa Cattolica si è schierata per i deboli , a difesa di questi ultimi ha favorito  la conoscenza della propria identità personale attraverso diritti soggettivi inalienabili , quali la proprietà privata come diritto di indipendenza .Essa sostiene una proprietà che abbia le caratteristiche della dignità morale e non dell’arbitrio  , una proprietà portatore valori  positivi.

Io credo che letto in questo modo il messaggio del Cattolicesimo  sia continuo e unico verso la ricerca di una  dimensione sociale accessibile a tutti.

Francesco contesta il Globalismo economico , portatore di grandi ricchezze di pochi, ricchezza ottenuta e mantenuta come forma di dominazione. Esso nasconde le varie dimensioni della nuova oppressione sociale  e il papa la denuncia  attraverso l’analisi molto corretta dei vari fattori che la rendono devastante , ma il regime mondiale della globalizzazione   non è diverso dalla gestione liberale del XIX secolo denunciata come causa del socialismo antiliberale   da Leone XIII .

La Chiesa dalla Rerum Novarum a Fratelli tutti , contesta il progressivo impossessamento da parte di pochi delle ricchezze del mondo ed essi le usano per conservarne il dominio , creando diseguaglianze sociali , che giustificano  violenza e ingiuste repressioni e si sottraggono a misure di protezione del benessere comune per meglio speculare  .

Se vediamo la storia dalla metà dell’ottocento ad oggi , la crudeltà dell’impossessamento del controllo delle ricchezze non è cambiato e risultati su tutti coloro che devono subirla pure , povertà e sfruttamento  .

La proprietà

La proprietà come concetto di controllo di un bene nella dimensione del possesso assoluto , anche di poterlo distruggere , è certamente una atto che non regolato porta all’ingiustizia verso altri .

L’intervento normativo , dal periodo romano ad oggi , ha regolarizzato l’accesso alla proprietà come diritto positivo . Ricordiamo che principi base del diritto romano erano sempre” unicuique  sum tribuere”   “neminem laedere” . Quello che non viene  ricordato  è il valore sociale e psicologico del diritto di proprietà, insito nel suo accesso e nella sua gestione  .

Se guardiamo il tema della proprietà come concetto di valore sociale positivo , allora dobbiamo vedere anche la sua azione sociale.Il famoso passaggio nella Costituzione di Weimar, la Proprietà obbliga il proprietario a gestirla in forma sociale utile, è  passaggio storico, anche se il prof Severi , da buon costituzionalista commentava” le costituzioni perfette sono quelle inapplicate” , quindi la teoria Weimeriana è una dichiarazione che si rivolgeva ad una realtà che vedeva  in pericolo la proprietà stessa sotto la pressione Spartakista, ma non fu mai applicata.

Nel 1947 ,Mons. Montini ( Paolo Vi ), inviando la velina a De Gasperi che la trasmette a Mortati il grande costituzionalista, nei lavori preparatori del testo costituzionale italiano, indica, da raffinato giurista, i tre punti della Proprietà essa deve essere pubblica , privata, controllata da leggi dello stato che regolino l’accesso, il godimento e i rapporti con la comunità , riprendendo il concetto di Weimar , con una mediazione sul diritto di proprietà, in quanto essa deve essere calibrata attraverso lo stato perché non divenga un elemento anti sociale.

Francesco, quando richiama il suo predecessore , ha inteso il suo messaggio ,che non è  una soppressione del diritto soggettivo alla proprietà , ma nella tutela del  più debole di accedervi ,devono essere salvaguardate le condizioni di vita sociale che essa tutela .E’ una risposta globale a quegli stati o quelle grandi concentrazioni economiche che bloccano per esempio misure a difesa del benessere o del clima e che si stanno diffondendo attraverso l’acquisto speculativo di strutture .

La teoria moderna della proprietà nasce nel 1789 , essa è definitacome diritto inalienabile dell’uomo libero , ma fortemente limitata  dal bene comune che la può limitare o dal diritto di altri di godere della propria proprietà , quindi sempre nel concetto di proprietà si inserisce l’idea di confronto con l’altro e con il bene comune, la proprietà non deve essere nè un sopruso nè un concetto oppressivo , ma un chiaro metro dei diritti del singolo .

Francesco , ribadendo i suoi predecessori, richiama questo principio cattolico ,davanti alla teoria del profitto , alla teoria del consumo ossessivo , la proprietà anche quella spicciola diventa il metro antisociale ed escludente .Questo è il concetto del consumismo globalizzante che la nuova economia vuole portare avanti . In questo  caso la proprietà deve essere riportata nel suo alveo di sicurezza, non ossessione escludente, ma produzione di benessere e  sicurezza per il futuro.

È una accusa chiara al funzionalismo ossessivo della moda, alla creazione di necessità psicologiche di consumo , come sistema, crea bisogni e povertà derivate , la stessa regola  di consumo inutile dei sistemi totalitari che hanno bisogno di corti e di fasto, di consumo e di esclusi.

Da Leone XIII ad oggi la chiesa ha ripensato  al suo ruolo, nella definizione  dei rapporti interpersonali e internazionali. All’origine  prendendo atto che un sistema economico nazionalistico e a forte base feudale e terriero stava esaurendosi per una forte dimensione industriale e liberale, oggi che l’internazionalizzazione dei rapporti e degli scambi ha creato una nuova economia privata fortemente ingiusta, attaccando da sempre le medesime classe sociali    .

Il concetto di proprietà liberale della fase illuministica distruggeva il concetto di concessione e lo trasformava in un diritto universale a cui tutti dovevano aspirare per la loro dignità e per proprietà si intendeva la casa la terra , i beni della famiglia  .

Nella dimensione politica infatti il diritto di proprietà era una misura per avere dignità di voto , equivalendo la proprietà e la famiglia .

La globalizzazione ha psicologicamente trasformato il concetto di proprietà , facendola diventare consumismo e abuso e condizionamento, attraverso forme di induzione di concetti distorcenti sia sul piano sociale che sulla valutazione morale, allontanandola da valori istituzionali quali la famiglia e la tradizione , ma usandola per discriminazioni e abusi , persino sulla dignità della rappresentanza politica  .

L’attenzione di Francesco a questo passaggio lo portano a far ricordare tutti  come la proprietà è un valore sociale e deve essere considerato  nella volontà di possedere una cosa per motivi meno qualunquistici  .

Solo una visione populista può vedere in questo un attacco alla proprietà legittima e funzionale, al suo valore di bene sociale .

Pensiamo alla parabola dei talenti , perché viene criticato il servo prudente , perché non aveva visto nella fiducia del padrone un atto sociale , ma solo una responsabilità a cui sottrarsi .

La Chiesa Cattolica guarda con interesse  a chi fa nel comune vantaggio uso della sua proprietà , non a chi abusa , cercando nel proprio diritto il lecito egoistico .

Il populismo ( comunista o fascista) istiga l’odio sociale con la soddisfazione dell’ appropriazione del bene altrui, un abuso che risponde alla prevaricazione a monte, facile leggere in quelle frasi sopra riportate una lettura negativa   .

Il diritto naturale primario e secondario

Per questo Francesco, che contrariamente ai suoi grandi Predecessori europei , viene da terre di diseguaglianze sociali volute dai proprietari terrieri ,  potenti,  assoluti che si sono nascosti anche dietro alla Chiesa per tutelare la loro politica di abusi e di prepotenza , richiama la necessità di riportare le regole di una proprietà che sia utile a tutti  e non solo a pochi .

Diventa  importante il doppio equilibrio , la fonte della proprietà è la comunità che ne regola la gestione e il godimento anche con il giusto peso fiscale.

La pandemia ha superato alcune barriere sociali  , ha indicato  delle dimensioni primarie oltre il lavoro e la proprietà , la salute , il benessere socio ambientale, ha evidenziato il superamento di limiti soggettivi tradizionali  .

Dall’altro ha facilitato la soppressione indiscriminata, tentata in nome dei questi medesimi diritti con il condizionamento di una cultura assolutamente ,laica   , di contenere  persino la presenza della Chiesa .

La condotta di Francesco, come abbiamo sempre ribadito, ha saputo ricalibrare queste condotte imposte, portando la sua spiritualità , senza modificarle con conflitti istituzionali  . Ecco dove il suo messaggio ha un contenuto di allarme spirituale  , non si può invocare  il bene comune materiale  per sopprimere il bene privato religioso.

Francesco ha richiamato il pericolo imminente  ,  la debolezza che la struttura sociale e privata dei singoli stati non sia lo spazio per gli usurai ,pubblici e privati, ed in essa comprende sia la speculazione dei privati sia la fiscalità degli enti pubblici .

La pandemia sta diventando la forzata occasione di soppressione di tutti i piccoli imprenditori di sparire assorbiti da grandi gruppi internazionali , vediamo amazon alibba , gloogle che si appropriano di tutto il mercato , distruggendo economie nazionali.

Ecco dove sia agli inizi di questo percorso sia alla fine , la richiesta di controllare i diritti primari del mondo possono impedire forme di appropriamento indiscriminato che i diritti locali di tutela della Proprietà possono agevolare , dall’altra parte la circolazione internazionale di capitali ha creato una circolazione di norme privatistiche che agevolano questo profitto .

Indipendentemente dalla posizione che ognuno ha verso l’apostolato Francescano , ritengo giustificato vedere nella promozione di una proprietà che abbia anche un valore non qualunquista, che obbligherà una regolazione dei rapporti in forma conforme e coerente  .

Difficilmente diceva Romano, da buon diplomatico , un messaggio politico arriva a destinazione se chi lo pronuncia non è potente, Francesco , pur nella guerra istituzionale che sta vivendo ( scatenata o sofferta)ha dimostrato di essere in grado di farsi ascoltare dai suoi interlocutori internazionali .

Il messaggio pontificio è che deve nascere un dibattito nel mondo cattolico su scelte specifiche sui sistemi economici da tutelare o proporre , verso una difesa dei diritti dei poveri . Un programma che garantisca l’accesso alla proprietà privata ,  che abbia come centro la casa,  la sua proprietà .Sia l’unica proposta  di tutela   di una certa autonomia dell’io e della sua famiglia e della sua tradizione , regolata da principi più uniformi , sia verso il proprietario che verso il fruitore in godimento .Con leggi più universali sul piano sociale e più tutelanti la sua negoziabilità.La discussione di Francesco ha sollevato la richiesta  che i diritti della piccola proprietà siano maggiormente difesi , il primo principio di diritto  naturale  sia la dignità di una vivibilità sociale del mondo   .

La globalizzazione ha come dimensione la finanziarizzazione del capitale , il concetto del profitto qualunquista , che propone nuove forme di convivenza  senza radici e obblighi verso tersi  , senza beni da trasferire ma solo da godere.

La pandemia in mano alla globalizzazione , con l’isolamento porta alla debolezza psicologica,la paura della morte , senza il conforto della fede  diventa una struttura di repressione e di odio , di desiderio di soverchiare gli altri a propria autotutela .

Se l’idra oggi tramite la pandemia si sta concentrando nella globalizzazione tra cinesi e americani, la giusta funzione della chiesa Cattolica sarà la tutela dei deboli e indifesi, la prima linea sarà la salvaguardia dei diritti  di questi, proprio difendendo i loro diritti , la conservazione dei loro beni e sopravvivenza . Spesso questo vuol dire contestare diritti di sviluppo e di appropriamento e di contenimento di interessi privati .

Forse allora il messaggio non è diverso dal sec.XIX , qualunque sia il papa che lo proclama .

Ivo Foschini