Non è possibile comprendere appieno le vicende del nostro Paese nella seconda metà del Novecento senza conoscere, almeno nelle sue linee più generali, la storia di quello che è stato il partito politico, la Democrazia Cristiana, che, grazie alle centinaia di migliaia di militanti e alle migliaia di amministratori locali oltre che ai più noti esponenti di rilievo nazionale, ha promosso e accompagnato lo sviluppo di tanti nostri comuni fin dai difficili anni del secondo dopoguerra.

Questa considerazione generale ha ancora più valore per la provincia di Brescia, che è stata, per decenni, considerata a tutti gli effetti “provincia bianca” grazie alla capillare, attiva e feconda e presenza del partito dello scudo crociato.

In tale prospettiva si pongono le pagine del corposo volume La provincia bianca. La nascita e i primi anni della Democrazia Cristiana a Brescia(Ce.Doc., Brescia, pp. 476), uscito in questi giorni, che ricostruisce, anche attraverso documenti inediti, la storia della Democrazia Cristiana bresciana dei primi anni, anni complessi dal punto di vista economico e sociale e nel contempo ricchi di appuntamenti significativi, come ad esempio le elezioni amministrative del marzo 1946, il referendum istituzionale e le elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946,le elezioni del 18 aprile 1948 per il primo Parlamento. La ricostruzione delle vicende della Dc bresciana delle origini giunge fino al 1951, anno in cui il partito, a seguito delle elezioni amministrative, si trovò alla guida di ben 176 comuni su 193 della provincia e in cui la segreteria provinciale passò da Bruno Boni (ormai sindaco di Brescia a tempo pieno) a Mario Pedini.

Il libro, ricco di testimonianze e documenti, è strutturato in una Introduzione e in due capitoli.

L’Introduzione si soffermasulla nascita della Democrazia Cristiana in Italia e riporta in allegatoalcuni testi particolarmente significativi come le Linee diricostruzione, le Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana ed il Programmadi Milano, oltre al primo Statuto della DC.

Il primo capitolo del libro affronta le vicende relative alla nascita e ai primi anni di vita della Democrazia Cristiana a Brescia e provincia, l’apertura delle prime sezioni, i dibattiti interni, il confronto con gli altri partiti e la mobilitazione nei vari appuntamenti elettorali, riportando anche la relazione tenuta da Davide Cancarini, primo segretario, al primo congresso provinciale della DC nel 1945.

In allegato si pongono i dati elettoralirelativi alle consultazioni amministrative del 1946, politiche del 1948e amministrative del 1951, che confermano quella bresciana come “provincia bianca”.

Il secondo capitolo presentale risposte – finora inedite – ad un questionario proposto dal Ce.Doc. negli anni Novanta a diversi esponenti del mondo cattolico in merito alla nascita e ai primi anni della DC nei diversi paesi della provincia. Le risposte (riguardanti una cinquantina di comuni) sono sintetizzate e ordinate in base alle domande del questionario, con un breve commento che sintetizza le caratteristiche salienti dei contenuti presentati.

Questo lavoro, frutto dell’impegno di più anni, intende diffondere la conoscenza di una documentazione che riteniamo molto istruttiva in relazione a un periodo essenziale per il movimento cattolico bresciano. Pensiamo di offrire in questo modo uno strumento utile, non solo agli studiosi, ma anche a tutti coloro che sono appassionati della nostra storia, per un primo inquadramento delle tematiche e del periodo ricordati.

Il volume verrà presentato a Brescia venerdì 5 settembre grazie all’iniziativa del Ce.Doc. – Centro di Documentazione, del Centro iniziative di cultura politica “Alcide De Gasperi” di Castegnato presieduto da Franco Franzoni, del Gruppo “Amici di Aldo Moro” di Borgosatollo e della Fondazione Civiltà Bresciana, in collaborazione con il Comune di Brescia.

L’auspicio è che questo libro, oltre ad essere utile strumento per ulteriori ricerche storiografiche, offra l’occasione per ricordare piccoli e grandi avvenimenti che sono tesoro prezioso del passato del nostro territorio, non per fare un semplice esercizio di memoria autocelebrativa, ma per scongiurare dall’oblio i nomi di quegli uomini e di quelle donne – esempi virtuosi anche per il tempo presente – che con tanta generosità si sono adoperati per il bene comune, guidati dall’amore per la libertà e per la democrazia, da un grande senso civico e, anche o forse soprattutto, da un’autentica fede.

Michele Busi

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