Chi, come il sottoscritto, ha avuto il privilegio di collaborare con numerose autorità di Governo ed in particolar modo con l’onorevole Giuseppe Tatarella, definito il ministro dell’armonia da Gianni Letta (parlo di entrambi nel mio romanzo documentale “Una vita nel Palazzo”), non può non reagire di fronte allo squallido, inconsistente scenario teatrale/preelettorale che, da lunghe settimane, stiamo subendo noi pugliesi. “Io (Pinuccio Tatarella) e te (Puglia), un grande amore e niente più”, avrebbe potuto cantarla al posto di Peppino di Capri, dopo esser stato Vicepresidente del Consiglio, della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (da lui stesso fortemente voluta) ed assessore alla cultura e alle politiche del Mediterraneo del Comune di Bari. Non solo appassionato alla politica di sistema, ma anche a quella del territorio e della gente comune, allo sviluppo socio-culturale ed economico, perché sempre disponibile e aperto al dibattito, mai offensivo o troppo diretto, bensì dialogante alla stessa maniera di Aldo Moro, grande mentore, tradito dai suoi stessi colleghi ed amici di partito.
In qualche modo possiamo affermare che anche Pinuccio viene tradito quando a palazzo Chigi non si tengono più conferenze stampa o quando un esponente del governo non accetta di farsi intervistare da un network “commerciale”. Mentre in Puglia – come ha ben osservato e sottolineato il mio amico Marcello Veneziani, di recente – non è alle viste nulla di nuovo, né di bello come nella gran parte del Mezzogiorno, praticamente abbandonato alla scorribande grandiose di Salvini, privo di teste pensanti in grande e capaci di guardare oltre la quotidianità, di confrontarsi con l’avversario che non va trattato come un nemico, bensì con onestà intellettuale e con una visione programmatica della politica interna ed estera.
Nulla lascerebbe sperare in bene dato che le regioni del sud sono sì al centro dell’attenzione dei partiti o meglio dei loro leader che tendono, uniformemente, a personalizzare ogni cosa, continuando a saccheggiarle senza scrupoli per conquistare manciate di voti, senza risolvere i temi importanti come l’impianto ex Ilva di Taranto o, peggio, la recrudescenza della criminalità organizzata. La destra, perennemente orfana, disorientata e sfilacciata, non riesce ad esprimere un candidato all’altezza del gravoso compito, né tantomeno a presentare un programma alternativo e attrattivo. La sinistra vivacchia nel suo campo largo, ma poco chiaro, forte della figura “raccogli-voti” di Decaro, senza la condivisione di un piano strategico e funzionale alle esigenze di modernizzazione tecnologica e infrastrutturale di una regione che, appare evidente, corre da sola a prescindere dalle autorità istituzionali.
In fondo, tanti puntano tutto su Fitto, vicepresidente in carica e, vieppiù, commissario UE affinché riesca a rappresentare gli interessi generali della Puglia e non soltanto o quasi esclusivamente quelli del Salento. Ai posteri l’ardua sentenza …
Michele Marino