La decisione d’inquisire l’attuale Presidente della Federal Reserve Usa, Jerome Powell, ha un qualcosa di clamoroso e si inserisce nella scientifica azione di Donald Trump di combattere, rimuovere o ridurre comunque al silenzio quelli che – tra l’altro svolgendo un compito istituzionale ed indipendente – non ne assecondano tutte le volontà. Da tempo è esploso lo scontro con Powell che non ha seguito le richieste – diventate sempre più pressanti da parte del Presidente americano – di ridurre decisamente i tassi d’interesse.
A Trump serve per finalità politico elettorali, il Presidente della Fed, invece, ha sempre proceduto con grande cautela per tenere sotto controllo l’inflazione che, del resto, non è affatto scomparsa e che, anzi, come accade in Europa, interessa particolarmente i prodotti di più largo consumo già colpiti in larga parte dall’imposizione dei dazi decisa da Trump su molti prodotti provenienti dall’estero.
Siamo alla solita battaglia tra i governi che cercano in tutti i modi di trovare risorse a buon mercato – spesso disinteressandosi delle conseguenze a lungo termine – e i banchieri centrali che, al contrario, sono costretti a stringere i freni persino più di quanto non vorrebbero fare.
Lo scontro tra Trump e Powell, rovente sin dall’insediamento per la seconda volta di Trump alla Casa Bianca, dopo una serie di pesanti insulti che il Presidente ha nel corso del tempo indirizzato a Powell – che pure aveva nominato lui in occasione della sua prima elezione – è sfociato adesso in una vera e propria inchiesta penale giustificata da presunte irregolarità nelle spese rese necessarie dalla costruzione della nuova sede della Fed.
In difesa di Powell e dell’indipendenza della Fed sono già intervenute importati personaggi che nel passato hanno svolto compiti di rilievo. Tra questi tre ex Segretari del Dipartimento del Tesoro cui si sono appena uniti gli ex Presidenti della Fed Janet Yellen, Ben Bernanke e Alan Greenspan. Tutte figure di rilievo e rispettate a livello americano e mondiali e che di economia e finanza pubblica ci capiscono qualcosa.
“L’indipendenza della Federal Reserve e la percezione che l’opinione pubblica ne ha sono fondamentali per la performance economica”, hanno scritto aggiungendo che l’indagine “non ha alcun posto negli Stati Uniti, il cui punto di forza più grande è lo stato di diritto, che è alla base del nostro successo economico”. I tre ex banchieri centrali ricordano come si stiano usando gli stessi metodi nei paesi emergenti dove si vogliono tenere deboli le istituzioni “con conseguenze altamente negative sull’inflazione e sul funzionamento delle loro economie in senso più ampio”.
In particolare, Janet Yellen, un’altra nominata da Trump, ha detto che gli americani hanno ” un Presidente che dice che la Fed dovrebbe tagliare i tassi per abbassare i pagamenti delle rate sul debito federale… è la strada verso la repubblica delle banane.”