I vecchi cronisti che hanno vissuto gli anni ’70 e ’80 restano allibiti di fronte alle discussioni di questi giorni sulla sicurezza. Sembra, come al solito, che sia nato tutto oggi ripercorrendo la strada delle opposte recriminazioni e strumentalizzazioni. E tutto per l’ indole criminogena di un gruppo di stupidi violenti. Gli stessi che, tanto per fare uno solo dei tanti esempi possibili, hanno trasformato le manifestazioni contro la Tav della Val Susa in inutili occasioni di battaglia. Ma utili a chi non vuole manifestazioni di piazza e l’espressione della libertà di pensiero cui viene data sostanza con l’organizzazione di cortei ed una larga partecipazione popolare. Un diritto fondamentale previsto e garantito dalla Costituzione. Tutelato persino negli anni in cui i morti ci scappavano davvero e alla violenza degli opposti, terribili terrorismi si è saputo rispondere con le regole democratiche.
In ogni caso, quello cui abbiamo assistito va fermamente condannato perché quel diritto fondamentale lo fa mettere in discussione. A maggior ragione se in modo strumentale e, in particolare, oggi, quando si vuole colpire in ogni modo la Magistratura. Perché anche di questo si tratta.
A che serve la violenza gratuita contro servitori dello Stato, di cittadini come noi? Tema già affrontato negli anni del ’68 da Pier Paolo Pasolini che difese quei “proletari in divisa” da atteggiamenti di manifesta ostilità preconcetta e dal dileggio.
Una parte della sinistra fa male a dimenticarsene. Così come fa male la destra ad ingigantire le cose, a farne oggetto di polemica indiscriminata contro tutti gli avversari e a criminalizzare tutti i manifestanti confondendoli con un numero ridottissimo di violenti. Poi ci meravigliano se gli appelli all’unione nazionale vengono fatti cadere nel vuoto?
Cosa grave è che il Ministro Matteo Piantedosi ci dica che quei pochissimi che confondono la politica con la violenza sono ben conosciuti, sia gli italiani tra di loro, sia gli stranieri. E allora perché non si interviene per tempo? A che ci serve sapere che le preoccupazioni erano ben presenti parecchio prima che quei fatti accadessero? Preoccupazioni, non adeguata prevenzione. Preoccupazioni non accompagnate, evidentemente, da un’azione d’interdizione in grado d’isolare immediatamente quelli che hanno l’abitudine di trasformare tutto in violenza e in eversione. Gli incappucciati che s’infiltrano nei cortei non piovono dal cielo…
La tutela dell’Ordine pubblico non può essere lasciata solo alle finali linee di contenimento formate da Polizia e Carabinieri al momento dello scontro. E così, Polizia e Carabinieri sono costretti ad intervenire solo con manganelli e gas lacrimogeni. E, ovviamente, aumentano i rischi per l’incolumità dei loro stessi uomini. Forse a tutto ciò si potrebbe evitare di giungere se si precorressero i tempi e si focalizzasse l’attenzione e il contrasto su chi davvero delinque e mette in atto inaccettabili comportamenti antidemocratici. Non sono degli sconosciuti e sono, grosso modo, sempre gli stessi. Ben conosciuti da un pezzo. Peccato che non li prenda mai nessuno.
Fino a quando non si metteranno in atto tecniche di controllo, del resto utilizzate nel passato senza che la democrazia e la libertà di espressione ne ricevessero un vulnus, il Governo non potrà dire di avere tutte le carte a posto. E lascerà spazio così alle insinuazioni di qualcuno delle opposizioni che lo vede persino felice di assistere ad una sinistra che affoga a causa di pochi delinquenti.
Ma andando avanti di questo passo – preferendo lo scontro politico ad una effettiva collaborazione – continueremo a tornare punto e a capo ad ogni manifestazione in cui potranno infiltrarsi facinorosi di ogni risma. É necessario allora che il tema della sicurezza diventi condivisione. E, in questo senso, il primo passo non può che venire seriamente dal Governo. Mentre la sinistra deve trovare il modo di non finire sempre vittima di chi confonde la difesa di un Centro sociale – che tra l’altro si stava spegnendo come una candela esaurita- con l’ultimo fronte della democrazia.
Entrambe, destra e sinistra, dovrebbero ripassare un po’ la Storia del Paese.
Giancarlo Infante