Putin ha bisogno della guerra. Ed attraverso l’Ucraina tiene l’Europa nel mirino. Con una sostanziale connivenza da parte di Trump per il quale l’Europa non è che l’estrema appendice di quel pezzo di mondo che, secondo la logica delle “aree di influenza”, spetta a Putin. La violenza è la cifra distintiva dell’universo mentale di quest’ultimo.
Sembra non poter concepire altro. Dentro e fuori il suo Paese, che siano i dissidenti, gli oligarchi che gli resistono o gli ucraini. Del resto, ha alzato troppo la posta, ha chiesto troppo sangue al suo popolo per poter accedere a qualunque cosa assomigli ad una vera pace. E sa di poter impunemente turlupinare Trump come ha fatto fin qui. Solo una frattura – ad oggi impossibile – del suo fronte interno potrebbe consigliargli prudenza. E solo la Cina – che se ne guarda bene – potrebbe fermarlo.
Sa che, in fondo, la sua strategia è funzionale al disegno anti-europeo di Trump. Nei confronti del quale, il suo dispotismo, la sua concezione di un potere sovrano ed inappellabile esercita, addirittura, una sorta di fascinazione. Sa di non aver vinto e di non poter vincere come si era illuso di poter fare sbrigativamente marciando su Kiev. Ha puntato le sue chances sulla mollezza morale dell’Occidente. Senonché, la forza militare delle sue armate non riesce a prevalere sulla forza morale del popolo ucraino.
E questa è una grande lezione di cui l’Europa, in primo luogo, farebbe bene a tener conto. Putin non accetterà nulla di meno di una sostanziale resa dell’Ucraina o, tutt’al più l’apparenza di un armistizio che gli permetta di tirare un attimo di respiro, riassestare le sue forze, riordinare le sue strategie, codificare una volta per tutte che, a dispetto del diritto internazionale, è assodato che si possano invadere militarmente altri stati o, comunque, imporre limiti alla loro sovranità e divieti circa la loro libera collocazione internazionale.
Ha capito che Trump non è altro che un mercante privo di ogni fondamentale criterio di cultura politica e di ogni principio morale, spregiudicato almeno quanto lui e, nel contempo, supponente. Eppure, ingenuo. Insomma, lo tiene per il collo, gioca con lui come il sorcio con il gatto. Ed, insieme – questo sì – fanno dell’Ucraina una spina piantata nel fianco di quell’Europa che rientra nell’orizzonte degli interessi di Putin, molto di più di quanto siamo disposti ad ammettere. Anche perché, di fatto, Trump ha fatto capire a Putin che, per quanto lo riguarda dell’Europa ne può fare quel che vuole.
La lezione che ne deriva per i popoli dell’Unione è severa, eppure va colta ed, inevitabilmente, è destinata a toccare la vita quotidiana degli europei. Volenti o meno, ce ne dobbiamo convincere. Meglio prima che poi.
Domenico Galbiati