L’ennesima, triste ricorrenza della Strage di Bologna. Bene ha fatto il Presidente Mattarella a ricordare le responsabilità del terrorismo neofascista. Come del resto è stata acclamato nel corso di un fin troppo lungo e tormentato iter giudiziario. Durante il quale abbiamo saputo del ruolo dell’eversiva P2 di Licio Gelli e degli immancabili depistaggi messi in atto di chi si spacciava come servitore dello Stato, mentre lo tradiva.

Giorgia Meloni non poteva non intervenire. Ma lo ha fatto a modo suo con una dichiarazione ufficiale pubblicata sul sito web del Governo e parlando di un generico atto terroristico che non tiene conto delle verità processuali fin qui emerse.

Verità che, invece, i familiari delle vittime conoscono bene e da un pezzo. Come ha ricordato il Presidente del loro Comitato, Paolo Bolognesi: “No alla riscrittura della storia. Non si può condannare la strage senza riconoscerne la matrice fascista”.

Un punto politico imbarazzante – che resta come una enorme “pietra d’inciampo – in Italia, e nessuno si illuda, pure nel mondo – è che i condannati per quella strage non sono emanazione diretta del cosiddetto fascismo” storico”, ma di quello della Repubblica di Salò, o sono sempre stati vicini alle sue filiazioni. Quelle della “fiamma”, insomma, che qualcuno lascia ancora ardere.

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