L’Ue ha rivisto il divieto totale di vendita dei motori a combustione interna. Dal 2035 i costruttori non dovranno più azzerare le emissioni al 100% come era obbligatorio fino ad oggi. Dovranno, invece, ridurle solo del 90%, lasciando spazio sul mercato anche a modelli non completamente elettrici o alimentati a idrogeno, come gli ibridi plug-in e i veicoli con range extender. La significativa revisione di un pezzo centrale del Gree Deal dovrà ora essere negoziata tra Parlamento e Consiglio, ma intanto ha soddisfatto le critiche di molti Paesi. Il passo indietro c’è nonostante il principio della neutralità climatica viene mantenuto attraverso il meccanismo di acquisto di crediti per il rimanente 10% delle emissioni.
Sanzioni sulle rinnovabili
La Commissione europea ha stabilito di portare avanti l’iter di infrazione contro l’Italia e altri 7 altri Paesi (Grecia, Francia, Cipro, Ungheria, Malta, Polonia e Portogallo) perché non hanno recepito integralmente nel diritto nazionale la direttiva sulle energie rinnovabili. La direttiva è del 2023 e contiene un quadro di interventi molto utili a combattere il cambiamento climatico e abbassare la diffusione delle polveri sottili.
Nel provvedimento di infrazione, la Commissione ricorda che la normativa doveva essere recepita entro il 21 maggio di quest’anno, tranne alcune disposizioni relative alle autorizzazioni, che dovevano essere notificate addirittura entro luglio 2024. I 7 Paesi hanno ancora due mesi di tempo per rispondere a Bruxelles e comunicare le misure che intendono effettivamente adottare. Ma Roma non può cullarsi nel vecchio “mal comune, mezzo gaudio”, perché c’è davvero poco da godere. Lo smog di questi giorni nelle città della Pianura Padana basta e avanza.
La Lombardia è la Regione più critica in questi giorni dove le polveri sottili in aumento sono favorite da un campo di alta pressione atmosferica. Se la direttiva fosse stata adottata per tempo, probabilmente, qualche beneficio i territori lo avrebbero avuto. Ora, se non ci saranno riscontri, la Commissione può deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea con una richiesta di sanzioni finanziarie. E sarebbe una nuova tegola. Le regole europee del 2023 mirano ad accelerare la diffusione delle energie rinnovabili in tutti i settori e, quindi, non solo nella produzione di energia elettrica che resta strategica. Ampliano le tecnologie applicabili, in maniera orizzontale.
Purtroppo la lentezza con la quale l’Italia assume decisioni efficaci per l’ambiente e l’economia circolare sono consuete. Le colpe non ricadono solo su questo governo, perché di infrazioni ambientali se ne sono accumulate decine. L’Ue è concentrata in particolare su riscaldamento e raffreddamento, edilizia, trasporti e industria. Il Belpaese no.
Nunzio Ingiusto
Pubblicato su www.italianotizie24.it/