Parlare di diaspora dei cattolici italiani in politica in occasione della lettura dei risultati delle elezioni amministrative vuol dire davvero dare una grande importanza ad un qualcosa che si è rivelato ancor più irrilevante che mai. Siamo proprio dinanzi a dei sopravvissuti, quando ci riferiamo a quel poco che, sia pure con una certa fatica, possiamo definire di organizzato.

Demos ha raccolto lo 0,9 % a Roma. Eppure si è speso come non mai e il mondo di cui è espressione è stato a lungo citato da tutti i telegiornali durante la campagna elettorale, ovviamente, per nobili motivi che non solo rispettiamo, ma addirittura esaltiamo in ogni occasione possibile. Il Popolo della famiglia non è proprio pervenuto, a conferma di una lunga crisi di consensi che dovrebbe davvero portare a riflettere sul rapporto costi – benefici. Idem per le tre, quattro democrazie cristiane che oggi dicono di essere presenti.

L’Udc appare in oggettiva carenza di ossigeno. Sempre a Roma partecipa al 3,5% dei consensi raccolti con Forza Italia. A conferma che quando insegui qualcun altro per fargli solo da ruota di scorta, poco ti resta in mano. Nel senso che se nella Capitale ti sbilanci con Giorgia Meloni, nel momento in cui la contrapposizione bipolare è portata alle estreme conseguenze, e ci guadagna la Meloni.

Certo è che questi risultati elettorali hanno vieppiù inguaiato Cesa e compagni che molto si erano spinti vicini a Matteo Salvini con la sua idea di federazione. Anzi, di fare una cosa unica del centrodestra senza che si dimostri solida la sponda offerta da Silvio Berlusconi. Egli appare oramai chiaramente impegnato a giocarsi in solitaria una partita che, non essendo ancora davvero cominciata, lo vede soprattutto impegnato a mostrare a tutti, persino ad Enrico Letta, come si sente ed ha le mani libere.

Ad eccezione della riconfermata Sindaca di Assisi, Stefania Proietti, non vediamo una sola coerente adesione a quel pensiero popolare che sì rifà a don Sturzo sulla via del solidarismo, dell’inclusione e, persino, dell’originalità sociologica e politica. Il riferimento è purtroppo enunciato in via del tutto teorica perché poi, in realtà, si finisce per fare da subalterno a qualcun altro. Questi ti strumentalizza, ti utilizza, ti mette in lista, ma poi non ti dà un voto come vediamo è accaduto in tante realtà in cui si sono trascinate delle bravissime persone cui, però, si è finito per far ricevere, magari, 60 voti …

Forse è venuto davvero il momento di mostrare più rispetto per un bagaglio di cultura politica, qual è quello del popolarismo, che non può non portare alla ricerca di forme del tutto nuove nel trasferire nel concreto divenire della vita politico legislativa, sulla base di un’autentica capacità programmatica, un antico patrimonio che, se davvero adeguatamente misurato con l’oggi, può portare del bene al Paese nel suo complesso. Chiediamoci, dunque, se quello cui assistiamo è davvero un modo serio per riproporre il popolarismo cui tutti dicono di riferirsi.