Riflessione sul merito della partita

Anziché arrovellarci attorno alla problematica formazione delle due squadre in gioco, è tempo di cominciare a riflettere in ordine al merito della partita. Si tratta di mappare il campo e valutare quali siano i paletti che definiscono i due domini, oppure segnano le linee sghembe che attraversano l’uno e l’altro.

Destra e sinistra: alleanze di potere

Dal momento che destra e sinistra sono entrambe tutt’altro che coese, cosicché, fatta salva una storica generale propensione dall’una o dall’altra parte, il collante preminente dell’alleanza di ambedue i fronti è dato da una ragione di potere. La definizione dei programmi è, soprattutto a sinistra, tuttora lontana e, con ogni probabilità, dovrà limitarsi a compromessi, una sorta di composizione aritmetica delle divergenze, che faticano o addirittura impediscono di assumere il rilievo strategico di un progetto compiuto.

Il nodo Tajani e l’eredità di Berlusconi

Da una parte, Antonio Tajani, responsabile di un partito di sicura fede europeista, dovrebbe spiegare come si trova in compagnia di alleati che non solo non amano l’Europa, ma cercano addirittura di destabilizzarla, come dimostra la recente indegna gazzarra di Giorgia Meloni su Schengen. E dovrebbe, altresì, per una ragione di ordine politico generale, a prescindere dai conticini elettorali, dichiarare fin d’ora se ci sta o no con un eventuale concorso di Vannacci all’alleanza di destra. Per adesso, com’è suo solito, con il suo tipico linguaggio ombroso ed involuto, si è rifugiato in corner, sostenendo che si vedrà dal programma.

Senonché, Berlusconi ha fondato Forza Italia su un’opzione “liberal-democratica”, che o viene rimossa oppure contraddice radicalmente ogni possibile connubio con le farneticazioni di Futuro Nazionale. Anche i più fedeli sodali del Cavaliere devono ammettere che Berlusconi almeno un errore l’ha commesso: quello di non dotarsi di un successore che fosse all’altezza del compito. Che proprio non ci fosse?

Il ruolo possibile di Forza Italia

Se Forza Italia prendesse posizione su Vannacci uscirebbe dal limbo e assumerebbe quel ruolo politico di primo piano che abbiamo conosciuto. Ed eserciterebbe, nei confronti del Paese, quel compito di verità che spesso conta più che non un ruolo di potere. Del resto, queste questioni se le dovrebbero porre non coloro che osservano dall’esterno, ma quei liberal-democratici che, appunto, rappresentano o dovrebbero rappresentare il cuore, la vera, originaria identità di un partito di cui si può condividere poco o nulla, ma che sicuramente non è nato per farsi menare per il naso dalla Meloni e da Salvini.

La sinistra e il suo “pasticciaccio”

In quanto alla sinistra — parafrasando Gadda — da “quer pasticciaccio brutto de el Nazareno”… absit iniuria verbis… qui non c’è spazio, ma non mancheremo di tornarci su… presto.

Domenico Galbiati

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