” Ci saranno conseguenze”. E’ la minacciosa conclusione di una intervista concessa a La Repubblica da Steve Bennon, una delle voci più autorevoli dei Maga (Make America Great Again), che ha ribadito le sue accuse a Giorgia Meloni per aver tradito Trump e il trumpismo. E il Presidente americano è tornato ancora una volta a rimproverare l’Italia che non ha lo aiutato. Lo fa oramai quasi tutti i giorni, intenzionato ad indicare l’irrimediabilità di una rottura che ha fatto scalpore in tutto il mondo.

La difesa dell’orgoglio nazionale mostrato in occasione della Festa degli alpini (CLICCA QUI) da parte di Giorgia Meloni sembra già ridimensionato giacché, dopo un primo annuncio dell’intenzione di far disertare la Festa dell’America che si terrà il 2 luglio anche a Roma,  è giunto il contrordine per salvare il salvabile e provare a distinguere tra la polemica personale e le relazione tra i due stati. La zanzara ha visto che è inutile pungere il pachiderma…

Noi seguiamo Bennon da tempo perché è sempre stato il barometro del mondo cui si era legata anima e corpo Giorgia Meloni. Il sostegno  dell’ideologo statunitense alla destra estrema -in tutta l’Europa, ma particolarmente in Italia dove ha sempre spalleggiato Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è sempre stato sfegatato. Non facendosi mancare proprio niente. Dalla partecipazione alle grandiose feste di Atreju organizzate da Fratelli d’Italia. Alle macchinazioni contro Papa Francesco, come testimoniato dai file Epstien che hanno rivelato come questo cattolico oltranzista americano fosse in rapporti con il presunto agente del Mossad e pedofilo anche per andare contro il Papa argentino e gesuita.

Ma, poi, con Giorgia Meloni si è rotto qualcosa. Già nel gennaio scorso (CLICCA QUI) registravamo – forse tra i pochi, sicuramente come non ha mai fatto la stampa di “regime” fiancheggiatrice della Meloni – il primo duro attacco dell’ex consigliere di Trump.  Bannon disse papale papale: “la Meloni da sovranista è diventata globalista”. Per aggiungere che “non se la fila più nessuno in America “. Bannon gettò lì anche una frase che rimbomba adesso alla luce delle reiterate contestazioni rivolte ieri a Giorgia Meloni, quella con cui accusò la classe politica italiana di rubare i soldi al proprio paese. E’ questa l’area delle “conseguenze” minacciate? In quella occasione notammo come la dura e spietata reprimenda contro Giorgia Meloni giungesse dopo “la partecipazione della nostra Presidente del consiglio al  vertice che gli europei tennero per studiare il modo migliore per reagire all’offensiva ostile di Donald Trump. Un vertice preceduto da un incontro tra la Meloni – che ufficialmente continua ad auspicare il dialogo con Trump – e il Cancelliere tedesco Merz servito a buttar giù congiuntamente un breve documento programmatico per “accrescere l’indipendenza strategica dell’Europa” fino a giungere all’idea della creazione “di un mercato unico dei capitali continentale e di una borsa valori paneuropea”.

Ecco perché la notazione da parte di Bannon sulla Meloni “globalista”,  cioè alleata della Germania. E in quella occasione buttammo giù una sorta di profezia sul fatto che i “voli pindarici del generale Vannacci” avrebbero potuto essere letti alla luce di quanto stava intervenendo tra la destra di Palazzo Chigi e quella americana. E sempre ieri, tanto per dare il quadro del livello di sommovimento in corso, è giunta la dichiarazione degli ambienti italiani più vicini a Elon Musk: stiamo con Vannacci.

Giorgia Meloni provò  a ribadire la sua fedeltà al “maghismo”, ma la cosa non impedì a Bannon di rincarare la dose. Giunse infine la voce più autorevole di Trump a mettere il sigillo sulle cose dette dal suo ex consigliere. Il pretesto fu la difesa che la nostra Presidente del Consiglio aveva fatto di Papa Leone XIV, redarguito dall’inquilino della Casa Bianca. In realtà, la difesa del Pontefice da parte di Giorgia Meloni fu abbastanza tiepida e giunse parecchie ore dopo le note di agenzia che davano notizie del rimprovero americano. Trump, insomma, approfittò di quello che avrebbe, alla fin fine, potuto considerare come un “peccato veniale” – e forse obbligato, visto che il Primo ministro italiano ha delle oggettive difficoltà a non difendere il Papa – per togliersi ben più di un sassolino dalle scarpe. “Ma come, eri la mia pupilla e mi dai contro?”, avrà pensato.

E così, il dissidio si è allargato fino a giungere al livello delle minacce. Che Trump trattiene, ma che l’ideologo dei Maga non si fa scrupolo a profferire. Che pensare? Certo, una nuova tangentopoli sarebbe devastante … Ma quel che più colpisce è la decisione con cui da Washington si spara su di un Governo dal mondo intero considerato tanto amico. Non c’è da credere che non siano state valutate le conseguenze negative per la destra italiana per una polemica così ad alzo zero, e quasi quotidiana. E viene spontaneo chiedersi se, a questo punto, contiamo così tanto poco che sia pure venisse sostituita la Meloni a Trump e soci sembrerebbe non interessare granché.

 

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