La diffusione dell’applicazione di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro può avere effetti negativi da scongiurare

La precarietà delle carriere lavorative derivante dall’impatto delle tecnologie digitali, e il decentramento di una quota significativa delle attività produttive verso i Paesi in via di sviluppo, hanno avuto un peso rilevante nella destabilizzazione dei livelli di consenso verso le classi dirigenti dei Paesi democratici. Queste criticità sono destinate ad aumentare con la diffusione delle applicazioni di intelligenza artificiale (AI) che sono potenzialmente in grado di sostituire il complesso delle prestazioni umane nelle organizzazioni del lavoro, ivi comprese quelle che richiedono un elevato apporto di competenze cognitive.

Questo fenomeno può essere interpretato come la conseguenza di due fattori concomitanti: una richiesta di nuove competenze tecniche che non viene soddisfatta dall’offerta formativa nel territorio nazionale; l’esodo pensionistico dei lavoratori anziani superiore a quello dei giovani che entrano nel mercato del lavoro, che mantiene elevata la domanda dei profili professionali esecutivi.

La crescita dell’occupazione risulta particolarmente accentuata nei comparti economici che riscontrano una domanda crescente di servizi collegati all’invecchiamento della popolazione che richiedono un elevato impiego delle risorse umane, inversamente proporzionale all’attrattività delle professioni coinvolte (sanità, lavoro di cura, istruzione, manutenzione del patrimonio abitativo e del territorio). In generale, la possibilità di applicare il potenziale delle tecnologie disponibili dipende dalla quantità e dalla qualità delle risorse umane, comprese quelle imprenditoriali e manageriali, in grado di trasferirle e utilizzarle nelle organizzazioni del lavoro e dalla capacità della popolazione di utilizzare i servizi digitalizzati.

Un altro punto di osservazione è offerto dalle aziende, dai settori e dalle professioni che riscontrano un elevato impiego delle nuove tecnologie AI (l’informatica, le telecomunicazioni, la finanza, la gamma più elevata della logistica e della distribuzione, i servizi professionali), con effetti visibili sulla riduzione del personale di media ed elevata qualificazione.

Le catene di montaggio dei prodotti totalmente gestite da robot e i servizi di assistenza per i clienti erogati da agenti virtuali vengono già sperimentate in molti ambiti dell’economia con una particolare diffusione in Cina. Nonostante le contraddizioni e gli elevati livelli di incertezza riscontrati nelle esperienze in atto, è possibile ricavare alcuni spunti che possono favorire una rilettura del rapporto tra le risorse umane e le tecnologie digitali di nuova generazione.

Le competenze delle risorse umane e il loro aggiornamento rappresentano la condizione indispensabile per valorizzare l’impiego delle nuove tecnologie e la gran parte del fabbisogno, superiore alla necessità di sostenere i costi sociali delle ristrutturazioni e di generare nuovi profili professionali, dovrà essere soddisfatto ibridando le competenze tradizionali con quelle digitali.

Per questi motivi, l’innovazione sociale finalizzata a salvaguardare il ruolo centrale delle risorse umane e la qualità dei prodotti e dei servizi erogati rappresenta la condizione indispensabile per assicurare la sostenibilità sociale e ambientale dell’impiego delle nuove tecnologie e la reputazione degli erogatori.

I fabbisogni di aggiornamento delle competenze delle risorse umane si identificano temporalmente con le caratteristiche delle specifiche organizzazioni del lavoro e richiedono modalità di apprendimento che valorizzano gli ambienti aziendali e le relazioni con gli altri lavoratori, i fornitori e i clienti finali. Tutto ciò modifica i tradizionali confini tra i percorsi di educazione e di formazione finalizzati a generare una base robusta di competenze umane e specialistiche e l’offerta formativa indispensabile per mantenere elevata l’occupabilità delle risorse umane.

Il tema dell’orientamento e del rapporto tra le persone e le tecnologie deve essere assunto come materia ordinaria dei cicli scolastici e universitari. La potenza e la pervasività dell’innovazione tecnologica, orientata da obiettivi di natura commerciale risulta attualmente superiore alla capacità di metabolizzare gli effetti sul versante antropologico ed educativo.

Diversamente, l’offerta formativa, che deve contribuire a rendere sostenibili le transizioni lavorative e a facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, deve essere erogata sulla base di progetti personalizzati e con il coinvolgimento attivo degli attori economici e sociali interessati (imprese, rappresentanze del mondo del lavoro, enti di formazione, intermediari pubblici e privati).

L’affermazione del diritto alla formazione, le modalità di coinvolgimento delle risorse umane nelle organizzazioni del lavoro e la distribuzione equa della produttività e dei risultati diventano il complemento di regolazione sociale per impedire l’avvento di nuove forme di sfruttamento e di alienazione dei lavoratori.

Natale Forlani

Pubblicato su www.ilsussidiario.net

About Author