L’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran potrebbe porre fine alle violenze e alle interruzioni delle forniture energetiche nel Golfo Persico, ma non aspettiamoci che l’economia globale torni alla normalità precedente ai bombardamenti iniziati il 28 febbraio. La guerra ha innescato cambiamenti difficili da invertire. Questa la tesi di Patricia Cohen espressa sul New York Times
L’ordine energetico mondiale è in trasformazione: la quasi paralisi delle forniture dal Medio Oriente e l’impennata dei prezzi stanno ridistribuendo potere e influenza. I produttori competono per mantenere la loro posizione, mentre i paesi importatori cercano alternative, talvolta tornando temporaneamente a combustibili più sporchi. Nel lungo periodo, però, questo shock energetico accelera la transizione verso rinnovabili e nucleare, grazie anche ai progressi tecnologici e alla maggiore convenienza economica.
Le relazioni tra produttori cambiano: la guerra ha aumentato le tensioni tra Emirati e Arabia Saudita, portando Abu Dhabi a lasciare OPEC+. L’organizzazione indebolita potrebbe aumentare la volatilità dei mercati. L’Arabia Saudita si avvicina alla Russia, che beneficia della sospensione temporanea delle sanzioni USA. La Cina è il principale beneficiario della corsa globale a diversificare le reti energetiche: domina la produzione di tecnologie chiave e rafforza la sua influenza strategica, mentre gli Stati Uniti, frenando i progetti sulle rinnovabili, cedono terreno. La fiducia nella sicurezza dello Stretto di Hormuz è compromessa: l’Iran ha dimostrato di poter interrompere il traffico a piacimento, aumentando rischi e costi. Gli attacchi iraniani nella regione hanno danneggiato infrastrutture critiche, minando la percezione di stabilità del Golfo.
La credibilità degli Stati Uniti come garante dell’ordine globale è indebolita: la gestione della guerra e l’incapacità di garantire la libertà di navigazione hanno ridotto la fiducia internazionale, mentre l’Iran ha aumentato la propria leva.
Infine, l’economia globale rallenta: la crescita prevista scende al 2,5%, l’inflazione risale, le banche centrali aumentano i tassi e i paesi più colpiti chiedono prestiti d’emergenza. Il mondo entra in una fase di maggiore incertezza e vulnerabilità.