L’Avvenire ha pubblicato il seguente articolo sulla Legge Zan a firma di Francesco Ognibene

Una legge «scritta male», una «proposta pasticciata », divenuta «manifesto ideologico», un «articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa». A chiedere che il testo contro l’omotransfobia firmato dal deputato Pd Alessandro Zan venga «emendato prima di essere approvato» non sono oggi esponenti del centrodestra, come sarebbe lecito attendersi. Insieme a 161 firme di politici, intellettuali, professionisti e simpatizzanti di Pd e Italia Viva – solo le prime, altre ne stanno arrivando – circola infatti in queste ore un «appello» di «donne e uomini che fanno riferimento all’area politica del centro sinistra, ispirati ai valori di estrazione democratica e progressista », provenienti «da esperienze sociali e culturali differenti », che si sono «sempre schierati in battaglie contro ogni discriminazione».

A promuovere l’appello, tra gli altri, sono la scrittrice e regista Crsitina Comencini, il filosofo e storico Beppe Vacca, le ex europarlamentari Silvia Costa e Francesca Marinaro, la storica Emma Fattorini, la filosofa Francesca Izzo, l’ex presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, ora alla guida di Equality Italia, i consiglieri comunali del Pd Piergiorgio Licciardello (Bologna) e Alice Arienta (Milano), i consiglieri regionali dem Giuseppe Paruolo (Emilia Romagna) e Fabio Pizzul (Lombardia), Maria Teresa Menozzo, della direzione nazionale Pd, e gli ex sindacalisti Raffaele Morese e Giorgio Benvenuto. A scanso di equivoci, i firmatari chiariscono di ritenere «essenziale e non procrastinabile l’estensione alle persone omosessuali e transessuali delle tutele previste dalla vigente legge Mancino » e si augurano che nasca «presto un provvedimento che combatta in maniera severa l’omotransfobia ». Tuttavia – aggiungono – «con amarezza rileviamo che questo disegno di legge si è trasformato in un manifesto ideologico, che rischia di mettere in secondo piano l’obiettivo principale e di ridurre pesantemente diritti e interessi delle donne e la libertà di espressione ».

Di qui la ferma richiesta che il ddl Zan sia «emendato » perché «una legge scritta male porta a delle interpretazioni e applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela ». Infatti il progetto ora all’esame … PROSEGUI LA LETTURA SU AVVENIRE  ( CLICCA QUI )