È celebre la metafora che Giorgio La Pira usava per descrivere i giovani che incontrava spesso a partire dall’università e a cui parlava di Pace e Disarmo

“Le generazioni nuove sono come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti! – verso la terra ove la primavera è in fiore!

Così le generazioni nuove del tempo nostro: “haec est generatio quaerentium eum”. (Questa è la generazione che lo cerca.) [Occorrono] piani mondiali [biblici anche essi], perciò, per sradicare ovunque la fame, la disoccupazione e la miseria (ancora due miliardi di denutriti); per sradicare ovunque l’ignoranza (un uomo su due non sa ancora leggere); per combattere ovunque la malattia e prolungare la vita; per sradicare ovunque la schiavitù e la tirannia (il colonialismo; il fascismo ed il nazismo; il razzismo; l’antisemitismo; il nazionalismo; lo statalismo, il dogmatismo, l’ateismo di Stato, lo stalinismo)!”

Metafora ripresa ampiamente anche da papa Francesco che ha spesso incoraggiato i giovani ad essere “profeti di speranza” per una nuova primavera di pace e non di guerra.

Importantissima in quest’ottica la visita del 14 maggio 2026di papa Leone XIV nella Università più grande d’Europa, Sapienza, che ha 700 anni di storia, dove ha parlato alle nuove generazioni e alla comunità accademica. Una studentessa aspettandolo ha detto “Mi aspetto parole di pace in un mondo che la pace non la riesce a fare”. Un gesuita, Giancarlo Pani SJ, da 34 anni presente nella Cappella della Sapienza, ha osservato: “Per me quello che ha spinto tanti giovani ad esserci oggi, è il modo con cui il Papa sta parlando di pace e il modo in cui si impegna a farla la pace, con tutte le difficoltà che implica. I giovani se ne accorgono, sanno cogliere questo coraggio.

Leone XIV nelle sue parole (CLICCA QUI) si è soffermato sull'”inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale” generando un mondo “storpiato” da guerre e parole di guerra. Invita a praticare un saggio esercizio della memoria e “custodire la giustizia”, a vigilare su sviluppo e applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”

Inizialmente il papa si è detto in ascolto dei giovani: “questa mia visita stamattina è una visita pastorale: conoscere un po’ l’Università, conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione”

Ha poi in Aula Magna svolto il suo discorso ufficiale così rivolto: “Magnifica Rettrice, Autorità politiche e civili, illustri docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo” e le loro famiglie, “soprattutto, cari studenti e studentesse!”

“La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra”. Ha poi apprezzato molto che “la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza. È dunque importante per me, potervi incontrare. Con cuore di pastore vorrei rivolgermi dapprima agli studenti e poi ai docenti!

Leone XIV ha detto dell’inquietudine giovanile: “Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza” […] Dell’inquietudine esiste però anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. […] Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignità mi porta a condividere con voi due domande

A voi giovani questo malessere chiede: “Chi sei?” Essere noi stessi, infatti, è l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. “Chi sei?” […] “domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli. Noi siamo i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura”

[…] Perciò, a chi è più adulto il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai più la guerra!” dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.

Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”

“Un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia. Come ci ha detto Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, «esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico» (n. 23). Da allora è trascorso oltre un decennio e, al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata. In questo scenario incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia”

[…] Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare. Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.

C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza […]

Al congedo a braccio sullo scalone del Rettorato, così il Pontefice ha esortato tutte le persone incontrate: “Grazie, grazie a tutti Voi. Vorrei fare come un invito a tutti voi: collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo […Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo! Grazie per essere qui, e arrivederci!”

Cito, infine, Mattarella e il plauso al Papa:” i suoi appelli di pace sollecitano i cuori offuscati da egoismi […]” e inducono ad avere fiducia nelle attuali generazioni di fronte alle sfide della contemporaneità”.

Carlo Parenti

 

 

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