Nella storia le analogie servono spesso a illuminare il presente attraverso il passato. Non pochi osservatori, giornalisti ma anche storici e intellettuali, hanno intravisto in Donald Trump una figura che riecheggia quella di Gaio Cesare Germanico, meglio noto come Caligola. L’imperatore che la tradizione ha consegnato alla memoria collettiva come incarnazione di follia, stravaganza e abuso del potere. Certo, i secoli che li separano rendono impossibile ogni paragone diretto, ma i tratti comuni, soprattutto sul piano della personalità e della comunicazione politica, appaiono a tratti impressionanti. E la domanda sorge spontanea: l’America del XXI secolo ha trovato il suo Caligola?
Il culto dell’eccesso: spettacolo e potere
Caligola, raccontano Svetonio e Cassio Dione, trasformò la politica romana in un palcoscenico. Le sue decisioni non seguivano la logica istituzionale, ma l’improvvisazione, l’ostentazione e la provocazione. La celebre nomina del cavallo Incitatus a senatore – episodio probabilmente ingigantito dalla tradizione, ma comunque rivelatore – esprimeva il disprezzo dell’imperatore per le regole e le convenzioni. Trump, in un contesto completamente diverso, ha fatto della teatralità e della rottura degli schemi il marchio della sua leadership. I suoi comizi, il linguaggio iperbolico, l’uso aggressivo dei social media, le uscite spesso sopra le righe sono diventati strumenti di potere tanto quanto le legioni per un imperatore romano. L’eccesso, in entrambi i casi, non è semplice follia: è strategia. Serviva a Caligola per rafforzare la propria aura di invincibilità e imprevedibilità, serve a Trump per consolidare il consenso di un’America polarizzata e trasformare ogni crisi in occasione di visibilità.
Narcisismo e culto della personalità
Un altro terreno comune è il narcisismo spinto fino all’autoincensamento. Caligola amava farsi venerare come un dio vivente, costruendo statue e pretendendo onori che nemmeno gli altri Cesari avevano osato chiedere. Trump non ha eretto templi, ma ha coltivato una narrazione simile: quella dell’uomo solo al comando, capace di incarnare da sé la nazione, di ridare “grandezza” a un popolo che si sentiva smarrito. La tendenza a circondarsi di fedelissimi, l’allontanamento di chiunque osi contraddirlo, la visione del potere come proiezione del proprio ego costituiscono tratti ricorrenti. Se Caligola era ossessionato dal controllo e dalla paura del tradimento, Trump ha mostrato analoga diffidenza verso istituzioni, media e organismi internazionali, bollati come nemici da delegittimare.
Contraddizioni e disordine come metodo
Caligola era famoso per la sua imprevedibilità. Ordinava grandi opere e le abbandonava a metà, proclamava campagne militari che finivano in pantomime grottesche, si mostrava ora magnanimo, ora crudele senza logica apparente. Trump, pur senza raggiungere gli stessi abissi di crudeltà, incarna un simile stile politico contraddittorio. Dichiarazioni roboanti smentite poche ore dopo, trattative internazionali avviate e poi bruscamente interrotte, decreti annunciati via Twitter e subito ritrattati. In poche parole, il caos come cifra politica. Ma, come hanno notato alcuni analisti, questa apparente incoerenza non è sempre casuale. Entrambi hanno usato il disordine come arma per spiazzare avversari e consolidare il potere personale. Chi non segue regole e procedure tradizionali appare libero, superiore, capace di dettare tempi e linguaggi nuovi. Naturalmente, sarebbe riduttivo identificare Trump con Caligola. L’uno ha regnato in un impero che ancora cercava di consolidarsi dopo la grande stagione augustea, l’altro guida una superpotenza democratica, con pesi e contrappesi che hanno frenato i suoi eccessi. L’analogia, però, ha un valore simbolico: entrambi rappresentano la tensione tra istituzioni e leader carismatico, tra regole condivise e volontà personale. Se Caligola divenne il simbolo dell’imperatore folle, Trump rischia di passare alla storia come il presidente che ha trasformato la politica americana in un reality permanente, in uno show, dove l’esibizione conta più della sostanza e la fedeltà cieca vale più della competenza. Forse è esagerato dire che la storia si ripete, ma è difficile negare che certe dinamiche di potere, con i loro eccessi e fragilità, abbiano una sorprendente capacità di ripresentarsi, seppure sotto nuove e imprevedibili forme.
Michele Rutigliano