“L’altro mondo” si incontra in Cina. Due le occasioni ad immediato ridosso l’una all’altra. Dal il 31 agosto in occasione del Summit 2025 dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Tianjin e il 3 settembre a Pechino per le celebrazioni della vittoria di 80 anni fa contro il Giappone. Xi Jinping darà una prova di forza diplomatica riunendo nella capitale cinese Putin e i capi di stato di quasi tutta l’Asia. India, Indonesia, oltre che l’Iran e i Pakistan. Insomma, le massime autorità di decine di paesi che si adagiano lungo una decina di fusi orari ed arrivano persino quasi a lambire l’Europa, com’è nel caso del Presidente turco Erdogan e di quelli armeno e dell’Azerbajan.
Fa scalpore la presenza del Presidente coreano del Nord, Kim Jong Un. Quello che nei giorni scorsi Trump aveva detto di volere incontrare di nuovo dopo gli infruttuosi incontri nel corso della sua Presidenza. E dopo sette anni torna in Cina Narendra Modi per quella che sembrerebbe presentarsi come una vera e propria svolta che, secondo molti commentatori , è motivata da “esigenze strategiche condivise” nel quadro della comune volontà di sostenere il concetto della multipolarità mondiale.
Ci sarà persino un pezzo d’Africa e un europeo: lo slovacco Robert Fico che da tempo conduce una politica tutta sua. Giocando su di un equilibrio molto particolare a cavallo tra Trump, Putin e, adesso, scopriamo anche con Xi Jinping. Oltre che con l’Unione europea di cui la Slovacchia fa parte. Un altro astuto “pontiere”, insomma che aspira a far diventare “centrale” la Slovacchia nel grande giro diplomatico mondiale. E il Presidente Fico è l’unico capo di stato europeo citato nell’elenco dei circa 30 paesi europei, comunque invitati, ma che sembra si presenteranno con un livello di rango molto più contenuto.
Secondo Laura Bicker, la corrispondente della Bbc dalla Cina, con questa mossa Xi vuole mostrare a Trump chi ha le carte in regola davvero per garantire la stabilità delle relazioni commerciali mondiali ed anche per risolvere, o aiutare a risolvere, questioni molto critiche che turbano il clima internazionale quali sono la guerra in Ucraina e la permanente tensione con la Corea del Nord. Un messaggio all’erratico Trump che, forse almeno in parte, è stato recepito dagli ambienti della Casa Bianca i quali hanno fatto intendere che Presidente Usa potrebbe incontrarsi con il leader cinese nel prossimo ottobre cogliendo l’occasione di una sua visita in Asia.
Asia che è terreno di forte competizione tra Stati Uniti e Cina la quale ultimamente si è più che nel passato inserita nel contesto delle relazioni con tutta quella che una volta si chiamava l’Indocina. Anche l’arrivo di Modi conferma il fatto che Pechino continua a seguire con molto interesse lo scontro commerciale in atto tra New Delhi e Trump. E la reazione indiana all’imposizione del 50% dei dazi statunitensi per l’acquisto del petrolio russo che è stata quella di accrescere ancora di più le importazioni di greggio contando persino su uno sconto da parte di Mosca di tre dollari a barile rispetto ai prezzi Opec mentre fino ad ieri era stato solo di un dollaro e mezzo.
Sovranisti allo scontro tra di loro, insomma. Alle imposizioni di Trump, l’altrettanto acceso nazionalista Modi ha risposto che “l’India non scenderà mai a compromessi”.
I cinesi tengono molto a questo duplice appuntamento che costituirà anche l’occasione per dispiegare in bella mostra i propri sistemi d’arma più sofisticati nel corso dell’immancabile parata prevista in occasioni come queste. Al tempo stesso, il Ministero degli esteri di Pechino spiega che il 3 settembre costituisce un’occasione per la Cina di dimostrare la disponibilità a “collaborare con tutti i paesi e i popoli amanti della pace per sostenere fermamente una corretta visione della storia, difendere congiuntamente i risultati della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale e l’ordine internazionale del dopoguerra e salvaguardare la pace e la stabilità mondiale”.
Xi Jinping, insomma, si erge alla pari di Trump e più che mai vuole fargli da contraltare e, magari, costringerlo a trattare da un’altra posizione di forza.![]()