La Corte dei conti europea avverte che, nonostante l’aumento massiccio della spesa militare dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’UE rischia di non essere pronta a difendersi entro il 2030 (CLICCA QUI). Il problema non è solo economico: sistemi nazionali frammentati, scarsa cooperazione, lentezza industriale e dipendenza dagli Stati Uniti restano nodi irrisolti.
Spendere di più non significa essere più forti
Tra il 2020 e il 2025 la spesa militare europea è cresciuta dell’80%, ma l’aumento non garantisce risultati. L’Europa continua ad avere 27 apparati militari diversi, con duplicazioni, inefficienze e scarsa interoperabilità. Senza una strategia comune, si rischia di spendere molto e ottenere poco.
Il paradosso degli acquisti
Il 78% degli acquisti di armamenti dell’UE tra il 2022 e il 2023 proviene da Paesi extra‑UE; il 63% dagli Stati Uniti. L’Europa vuole autonomia strategica, ma continua a comprare fuori perché l’industria europea non produce abbastanza, né abbastanza in fretta. L’emergenza ucraina non può diventare una dipendenza strutturale.
Gli Stati Uniti restano indispensabili, ma l’Europa deve diventare un pilastro dell’Alleanza, non un passeggero. Autonomia non significa rottura con Washington, ma capacità di scelta. Una cosa è comprare americano; un’altra è essere costretti a farlo perché non si hanno alternative.
La guerra ha scoperto le fragilità europee
La guerra ha rivelato scorte insufficienti, tempi di produzione troppo lunghi, infrastrutture inadeguate e dipendenze critiche. La difesa moderna richiede droni, IA, cyber, spazio, sistemi autonomi: settori in cui l’Europa investe ancora troppo poco. Solo il 4% della spesa va in ricerca e sviluppo.
Una vera difesa comune richiede decisioni condivise su minacce, capacità, produzione, scorte e mobilità militare. Programmi come Readiness 2030, SAFE e gli acquisti comuni sono passi avanti, ma non sostituiscono una politica europea della difesa.
I soldi non bastano
Il riarmo europeo si basa sempre più su prestiti e debito. La domanda non è quanto si spende, ma cosa si ottiene. Senza coordinamento, si rischia di finanziare duplicazioni e dipendenze invece di costruire una vera capacità comune.
La vera sfida del 2030
L’Europa si è mossa, ma non abbastanza. Arrivano miliardi, programmi, industrie e tecnologie, ma manca ancora una politica della difesa che tenga tutto insieme. Il 2030 non è solo la scadenza operativa: è il momento in cui l’Europa deve decidere che cosa vuole essere.
Perché una cosa è riarmarsi. Un’altra, molto più difficile, è diventare una potenza capace di difendere se stessa. ![]()