Da ben 44 anni, appena trasferitomi a Roma, mi occupo di ecologia, fiumi e laghi nello specifico, dopo essere stato edotto dal professor M. Marinelli, nativo del Trasimeno, uno tra i più appassionati e tra i primi studiosi e attivisti. All’epoca esisteva soltanto la (violatissima) Legge Galasso a tutela del territorio e del paesaggio italiano e mai e poi mai avremmo potuto immaginare l’introduzione nell’ordinamento di una norma di rango costituzionale, come l’articolo 9, che ha affermato – a larga maggioranza nella scorsa legislatura – i principi fondamentali della salvaguardia ambientale, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, anche nell’interesse delle future generazioni.

Ciò, in verità, non accadrà – almeno in parte – se il Parlamento dovesse approvare in seconda lettura il disegno di legge Malan, concernente “Modifiche alla legge 11/2/1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il problema venatorio”, da me definita in un precedente contributo: legge caccia-libera. Sulla base semplicistica dei calcoli aritmetici non dovrebbe esserci alcun dubbio sull’esame e l’approvazione dalla Camera dei deputati. Ma, visto che è diffusa e abbastanza potente la rivolta popolare sui social, del mondo accademico e scientifico, oltre che istituzionale /Regioni e province), non è detta l’ultima parola.        Quindi, in caso affermativo si verificherebbe, sostanzialmente, una vera e propria diaspora nazionale: da un lato i sovranisti – conservatori-negazionisti e dall’altra i progressisti – ambientalisti – animalisti (tra i quali l’on. Michela Brambilla!). Tale spaccatura significherebbe un momento di non ritorno, sancendo un’irreparabile, conclusiva, nefasta inconciliabilità ideologica, sociale e operativa tra la destra e l’ecologia.

In definitiva sarebbe la prova provata – usando un linguaggio caro agli avvocati – che tutto ciò che riguarda i temi del climate change, come il dissesto idrogeologico, la siccità e le alluvioni, la qualità dell’acqua, la tutela della biodiversità e delle aree naturali protette resta prerogativa esclusiva del centrosinistra, mentre la destra decide di abdicare definitivamente.

Infine, prendendo atto di questa, ottusa, scellerata e cieca strategia, negazionista, nei confronti dell’avvenire del nostro Paese, uno tra i più esposti ai rischi sopra indicati, dovremmo rassegnarci a veder “morire” anche iniziative parlamentari, encomiabili, a minor rilevanza, quale il disegno di legge a firma del sen. Dario Damiani, che ha avuto il “coraggio” di proporre l’”Istituzione del Parco nazionale dell’Ofanto” (perorato, in primis, dal Consorzio pro Ofanto), ferma avanti alla Commissione 8^ da oltre un anno.

Non ci resta che piangere? (in ricordo di Massimo Troisi), oppure pregare il buon Dio? …

Michele Marino

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