A seguito delle forti precipitazioni e le conseguenti inondazioni delle Marche, la Magistratura ha immediatamente aperto un fascicolo. Si vogliono approfondire le responsabilità. Speriamo che il principale indagato non sia il cambiamento climatico perché  è chiaro come l’inchiesta verrebbe chiusa subito, e così facendo si manderebbero liberi i responsabili veri. A occhio e croce dovrebbero essere tanti.

Gli stessi che l’hanno fatta franca quasi sempre. In ogni occasione sono sempre stati identificati, ma sempre lasciati in pace. Anche se, in realtà, una colpevole è stata condannata. La ex Sindaca di Genova, Marta Vincenzi, che sta ancora scontando un periodo di affidamento ai servizi sociali perché ritenuta responsabile della cattiva gestione dell’alluvione che, nel 2011, provocò la morte di sei persone.

La Vincenzi ha rivissuto con le Marche il dramma dei genovesi, e di se stessa, ed ha allora commentato amaramente: “L’errore che è stato commesso, successivamente, è aver considerato quell’evento alluvionale, un’eccezione. Non si capì, e non si è ancora capito, che quello fu invece il prodromo, la prima avvisaglia, di eventi simili che si sarebbero susseguiti sempre più diffusamente e frequentemente sui nostri territori. Perché a Genova avvenne proprio ciò che vediamo oggi: una bomba d’acqua su poche strade. La macchina della Protezione civile deve essere perfetta, ma non basta”.

La storia si ripete e vedremo se anche nelle Marche gli amministratori locali saranno chiamati a rispondere per colpe che non sono solo loro. Sì, perché bisognerebbe andare a vedere, luogo per luogo, se e quanto sono stati  forniti strumenti e finanziamenti adeguati dalla Regione per prevenire eventi calamitosi, che si succedono praticamente ogni anno, e se davvero si è fatto di tutto, anche a livello nazionale, per mettere in sicurezza il territorio? E, allora, molto probabilmente, si allungherebbe e di molto la sequenza di nomi e di funzioni che avrebbero la responsabilità di occuparsi del rispetto delle zone da considerarsi maggiormente a rischio.

E che dire anche della pressione esercitata da imprese e cittadini che, pur di costruire case un po’ dappertutto, finiscono per sottovalutare  la mancanza di rispetto dei delicati equilibri proprio sugli argini dei corsi d’acqua i quali, non curati, non puliti, sono poi in grado di spazzare vita tutto non appena le precipitazioni superano un livello che di per sé è sicuramente destinato a creare problemi, ma non tragedie.

E’ dall’alluvione del Polesine del 1951 che le alluvioni sono diventati eventi, ahinoi, drammaticamente familiari per gli italiani. Lentamente si è cominciato a capire, anche se ancora oggi ce la prendiamo con la “bomba d’acqua”, termine contestato dagli stessi meteorologi, mentre è tutto l’apparato pubblico responsabile in materia, ma anche tutti noi, che andremmo chiamati in causa.

E’ drammatico sentire dire alla Vincenzi che il suo dolore è che “sul piano politico, e umano, in undici anni non sia cambiato nulla nell’approccio complessivo a questi eventi. Per questo, per me, oggi, è un giorno particolarmente difficile, perché oltre al dolore per le vittime, per tutte le persone coinvolte, c’è il dolore per un sacrificio, la tragedia del 2011 e la mia condanna, che appare inutile”.

Per cui ora, andiamocela a prendere con i sindaci marchigiani o con la Protezione civile che ha diramato l’allerta gialla invece che rossa e prepariamoci a qualche altra pericolosa inondazione che, magari, come già capitato negli anni scorsi finisce per colpire zone altamente popolate, dove si è costruito di tutto sopra o accanto a fiumi ingabbiati e mai curati.