I Moderati vivono una contraddizione di cui, forse, neppure si rendono conto.

Per inciso, è del tutto superfluo far notare che il termine utilizzato da questa formazione è abbastanza indecifrabile perché può voler dire tutto e niente. La politica si nutre, sì, di riferimenti ancestrali, di sigle e di slogan, ma quel che conta è una sostanza che davvero dia corpo a formule, altrimenti condannate a rimanere una scatola vuota.

E’ da decenni, da quando si è imposto il bipolarismo, che si parla e straparla di centro e di moderatismo. Due formule talismano che non hanno portato a niente. Anzi, sono servite, semmai, a creare degli equivoci. Persino, a perpetuare un sistema politico in cui tutti cercano di presentare il proprio “prezzemolino” fatto da una qualche entità “moderata”, o di “centro”. Serve a nascondere la tendenza all’estremizzazione che, in parte, contribuisce a mantenere in piedi la contrapposizione tra due soli schieramenti.

Questi spezzoni, spesso infinitesimali, insomma, sono condannati a fare – a destra come a sinistra- da “ruota di scorta”. Soprattutto quando la loro presenza non si sostanzia se non solo in virtù della loro affermazione di rappresentare il “moderatismo”, o il “centro”, da questa o da quella parte.

E i Moderati che stanno nella destra continuano su questa linea nel momento in cui non fanno emergere alcunché li distingua da Fratelli d’Italia o dalla Lega. Cui, semmai, continuano a giurare alleanza eterna. Così facendo non conteranno mai nulla e ci faranno riflettere ancora sulla “inutile leggerezza dell’essere”. E questo vale pur per quelli che galleggiano nel fronte contrapposto.

 

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