Il partito di ispirazione cristiana che stiamo costruendo rappresenta, nel solco della cultura politica cattolico-democratica e popolare, una prova  anche più impegnativa e complessa – si potrebbe dire, geneticamente diversa – di quanto non siano state la fondazione del PPI oltre un secolo  fa e  poi la nascita della stessa Democrazia Cristiana.

I partiti di Sturzo e di De Gasperi, sia pure in frangenti storici differenti, si rivolgevano, per quanto laici ed aconfessionali, di fatto e necessariamente, anzitutto all’elettorato cattolico.

Questo riferimento prioritario, per quanto sia vero anche oggi, si pone in termini diversi per noi che operiamo in un contesto sociale pienamente secolarizzato e nel quale, non a caso, il pluralismo delle opzioni politiche dei credenti è un dato acquisito.

La sfida che dobbiamo affrontare oggi concerne la capacità di attestare i principi, i valori, i criteri di giudizio che abbiamo ricevuto gratuitamente in dono in uno con la fede, secondo un’argomentazione ed un linguaggio che sappia mostrare l’intrinseca ricchezza di valore umano che li innerva, così da renderli comprensibili, accettabili ed, anzi, accattivanti, se ne saremo capaci, anche per chi proviene da altri indirizzi culturali di fondo.

Non possiamo essere insensibili a quell’ attenzione che, sia pure in forme ancora poco appariscenti eppure significative e crescenti, viene rivolta al mondo ed alla matrice ideale  nella quale ci riconosciamo anche da ambienti laici non pregiudizialmente ostili all’esperienza di fede e che avvertono, per quanto ancora dialetticamente ed in termini di una faticosa ricerca, come nella concezione cristiana dell’uomo, della vita e della storia vi sia quel possibile orizzonte di senso, che avvertono smarrito altrove.

Del resto, si potrebbe facilmente argomentare come, in ultima analisi, la ragione forse più profonda e dirimente della crisi di orientamento di cui soffriamo su ogni versante della società “globale” sia fortemente connessa alla perdita di quella dimensione del “trascendente” che concerne sì il dato religioso, ma va oltre e si impone ad ognuno come un’aspirazione, anzi una necessità interiore ed irrecusabile, che attiene, ad un tempo, alla mente ed al cuore, al di fuori della quale è quasi impossibile cogliere il senso dello stesso divenire della storia.

Anche per chi, da credente, opera sul versante politico vale, dunque, per analogia e nella piena consapevolezza di ciò che lo distingue dal piano ecclesiale, l’invito di Papa Francesco a camminare “in uscita”, verso quelle periferie sociali e culturali che necessariamente anche la politica incrocia.

Peraltro, la stessa pandemia conferma e sottolinea con vigore una percezione che già si poteva cogliere da prima: l’urgenza che la politica o meglio le forze di ogni orientamento che la interpretano, a fronte delle svolte epocali che incombono, sappiano, ognuna per la sua parte, affrontare quella che possiamo chiamare una sorta di “rifondazione antropologica” della loro dottrina, rivisitandola, a fronte del tempo nuovo che irrompe, in rapporto al valore originario, ontologicamente fondato, della “persona”.

Il processo di “trasformazione” che il nostro Manifesto propone, auspica ed intende promuovere deve, per forza di cose, prendere le mosse da questa disponibilità a mettersi in discussione e quasi lasciarci sorprendere da una storia che incalza e, al di là di ogni pessimismo di maniera, ci sospinge verso un incremento di umanità di cui avvertiamo il respiro, senza ancora intravederne  le forme.

Come ebbe a dire Papa Giovanni, l’11 ottobre 1962, aprendo i lavori del Concilio Vaticano II:

“…..ci vengono riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività, nè prudente giudizio.

Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai….

A Noi sembra di dover risolutamente dissentire via questi profeti di sventura che annunciano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo.

Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini e spesso al di là delle loro aspettative”.

Essere partito di ispirazione cristiana significa essere capaci di portare questo soffio di fiducia e di fondata speranza dentro l’incedere faticoso della vicenda umana, instancabilmente, giorno per giorno.

Domenico Galbiati