L’Osservatorio nazionale per monitorare l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro può aiutare a cogliere le opportunità delle nuove tecnologie

L’impatto dell’Intelligenza artificiale (AI) sta assumendo un ruolo decisivo nell’evoluzione delle relazioni geopolitiche tra le nazioni che ambiscono ad avere un ruolo dominante sul controllo delle filiere produttive e per le implicazioni sulle organizzazioni del lavoro e sulle caratteristiche dell’occupazione dei Paesi sviluppati o in via di sviluppo.

In questo contesto, ogni singolo Paese deve realisticamente valutare l’impatto di queste dinamiche sul tessuto produttivo del proprio territorio in modo rigoroso per cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi erogati, la produttività delle organizzazioni del lavoro e per rendere sostenibili i costi sociali delle ristrutturazioni produttive.

In entrambi i casi, le competenze digitali dei lavoratori e delle persone adulte assumono un valore centrale e decisivo. Sul versante della produzione: per trasferire e utilizzare le applicazioni di AI nelle organizzazioni del lavoro, come condizione indispensabile per espandere gli investimenti e per accedere ai servizi erogati. Nel mercato del lavoro: per migliorare l’occupabilità dei lavoratori e delle persone che cercano lavoro.

Le indagini sull’ utilizzo delle tecnologie digitali nel caso italiano non sono confortanti, soprattutto se comparate con altri Paesi europei. Nella radiografia tracciata dall’Osservatorio Digital Decade Ue 2030 (dati 2024), l’Italia si colloca: al 23° posto tra i 27 Paesi aderenti per stato di avanzamento e di utilizzo delle infrastrutture digitali; al 19° per i livelli di digitalizzazione delle imprese; al 23° per la diffusione delle competenze digitali; al 26° per i livelli di digitalizzazione delle Pubbliche amministrazioni; al 25°per la quantità di cittadini che utilizzano i servizi on line.

Numeri che riflettono la quota inferiore dei cittadini tra i 16 e i 18 anni con nozioni di base digitali (54% rispetto al 60% della media Ue) che si somma alla carenza di competenze di varia natura della popolazione adulta evidenziate dalle indagini Ocse sui Paesi sviluppati e Inapp per il caso italiano.

L’impatto delle nuove tecnologie digitali nelle organizzazioni del lavoro e sull’obsolescenza dei profili professionali aumenterà il livello di mobilità lavorativa e il fabbisogno di aggiornamento professionale. La transizione digitale nel contesto italiano deve fare i conti con tre fattori critici: il tasso di occupazione inferiore alla media europea (-8%, equivalente a 2,8 milioni di posti di lavoro), che comporta in parallelo anche una maggiore esposizione dei redditi familiari al rischio della perdita di lavoro; un esodo pensionistico dei lavoratori anziani superiore ai numeri dei giovani da inserire nel mercato del lavoro; l’invecchiamento della popolazione attiva, e delle conseguenti difficoltà di adeguamento delle competenze dei lavoratori.

La crescita della quota della domanda delle imprese che non trovano lavoratori disponibili negli ultimi 4 anni, attualmente attestata sul 45% del totale, è la manifestazione evidente della velocità dell’impatto demografico e delle tecnologie che risulta largamente superiore alla capacità di risposta degli attori istituzionali, economici e sociali. Le criticità evidenziate mettono in rilievo anche l’enorme potenziale di risorse tecnologiche e umane che possono essere mobilitate per utilizzare in modo virtuoso la combinazione degli investimenti delle competenze delle persone.

Questo approccio trova una conferma anche in Italia nelle indagini dell’Inapp sulle imprese che investono nella formazione aziendale e dall’utilizzo dei fondi per le nuove competenze finanziati dal ministero del Lavoro. Ci sono interi comparti economici che possono beneficiare della crescita combinata della produttività, dell’occupazione e dei salari. In particolare, quelli della produzione dei servizi della produzione e dei servizi che richiedono un concorso intensivo di risorse umane e di competenze relazionali.

Le nuove tecnologie possono consentire un’autentica rivoluzione nei settori della sanità e del lavoro di cura, che presentano ampi margini di crescita dell’occupazione, per soddisfare i fabbisogni crescenti della popolazione anziana. La forte connotazione umanistica dei percorsi universitari italiani rappresenta un punto di forza del nostro Paese nel contesto internazionale, ma deve essere valorizzato nei percorsi di alternanza tra formazione e lavoro che registrano una bassa partecipazione delle scuole superiori e delle università.

Gli investimenti del Pnrr nelle infrastrutture digitali sono stati imponenti (circa 50 miliardi di euro) e la riapertura del turnover della Pubblica amministrazione può consentire l’impiego di oltre mezzo milione di laureati per sviluppare servizi evoluti. Ma per ottenere risultati è necessario ridisegnare l’organizzazione del lavoro e gli apparati della Pa. Il vero problema italiano non è la carenza di risorse disponibili, ma la capacità di generare un tasso di innovazione sociale condiviso.

La scelta del legislatore di costituire un Osservatorio nazionale per monitorare l’impatto dell’Intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, recentemente presentato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, rappresenta un’occasione formidabile per mobilitare le comunità scientifiche, le istituzioni e le rappresentanze sociali. La valutazione del posizionamento competitivo del nostro Paese e l’individuazione delle buone pratiche possono orientare una nuova stagione di riforme delle politiche del lavoro.

Natale Forlani

Pubblicato su www.ilsussidiario.net

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