In continuità sul tema del disarmo nucleare, trattato su queste pagine prima dal punto di vista umanitario( CLICCA QUI ) e successivamente approfondito rilevandone l’inconvenienza a partire dalle attuali questioni strategiche per la sicurezza ( CLICCA QUI ), faccio seguito alla presentazione ( CLICCA QUI ) dell’appello per la ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari(TPNW) da parte dell’Italia sottoscritto da 40 tra movimenti, associazioni e realtà del mondo cattolico che verrà reso pubblico il 2 giugno, in coincidenza con la festa della Repubblica. Segnalo inoltre un interessante articolo ( CLICCA QUI ) di Carlo Trezza apparso su avvenire per un auspicabile obiettivo intermedio di “No First Use” verso il disarmo nucleare.

In Italia il dibattito politico a seguito dell’approvazione del TPNW si è svolto al Senato il 18 luglio 2017 ( CLICCA QUI ) e alla Camera il 24 luglio 2017 ( CLICCA QUI ).

A seguito della entrata in vigore del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha rilasciato una nota ufficiale ( CLICCA QUI ) ribadendo la posizione dell’Italia in merito al tema del disarmo.

L’Italia non possiede un proprio arsenale nucleare, ma mette a disposizione il proprio territorio per l’installazione, il transito, la detenzione e l’uso di armi nucleari, in attuazione di accordi con gli Stati Uniti e conformemente alla cosiddetta condivisione nucleare NATO. Questo avviene in contrasto con l’impegno assunto come Stato militarmente non nucleare che ha preso parte al Trattato di non proliferazione (TNP) e con l’articolo 26 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio del 1969.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con il voto del 23 dicembre 2016 sulla risoluzione n. 41, ha avviato un nuovo percorso per attuare l’obiettivo del (TNP, mediante la predisposizione  di  strumenti  giuridicamente vincolanti per la proibizione  delle  armi nucleari che è giunto all’approvazione del TPNW, il quale obbliga ogni Stato che vi aderisce a NON :

(a) sviluppare, testare, produrre, produrre, oppure acquisire, possedere o possedere riserve di armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari;

(b) trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente;

(c) ricevere il trasferimento o il controllo delle armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari, direttamente o indirettamente;

(d) utilizzare o minacciare l’uso di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari;

(e) assistere, incoraggiare o indurre, in qualsiasi modo, qualcuno ad impegnarsi in una qualsiasi attività che sia vietata a uno Stato Parte del presente Trattato;

(f) ricercare o ricevere assistenza, in qualsiasi modo, da chiunque per commettere qualsiasi attività che sia vietata a uno Stato Parte del presente Trattato;

(g) consentire qualsiasi dislocazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari sul proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la propria giurisdizione o controllo”.

È chiaro che l’approvazione del trattato non costituisce certamente la soluzione definitiva del problema, anche perché purtroppo l’ONU attraversa un periodo non certamente felice. Tuttavia è un passo molto importante, che sarebbe assolutamente fondamentale implementare sia per innescare una nuova trattativa per il disarmo che guardi alla completa eliminazione delle armi nucleari, sia per rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite in questo processo in un’ottica di cooperazione multilaterale.

Infine occorre prendere atto di come in Europa si è sempre parlato della disomogeneità dell’UE sul nucleare civile o militare. Tale situazione non si è mai manifestata in maniera così evidente come nel caso del TPNW: alcuni Stati membri hanno partecipato al negoziato e altri no, alcuni lo hanno firmato e altri no, alcuni lo hanno ratificato e altri no. Tale situazione rispecchia quella che si produce a livello mondiale. È da augurarsi che l’Ue riesca ad effettuare al proprio interno uno sforzo di maggiore coesione ed una sintesi cui si possa poi ispirare la comunità nel suo insieme che sappia interpretare l’impegno della società civile e le ragioni del disarmo.

Tommaso D’Angelo