Ci dobbiamo ancora riprendere. E non sappiamo se dobbiamo rallegrarcene o preoccuparci.

Avevamo visto le barricate anche dei Fratelli d’Italia nell’aula del Consiglio comunale di Milano. E i cartelli con cui chiedevamo le dimissioni del Sindaco Sala.

Persino Ignazio Larussa, che spesso concepisce il suo ruolo di Presidente del Senato come l’essere una propaggine di una parte, aveva dato una spinta per un possibile cambiamento. Poi, è giunto  il contrordine.

Per primo si era fatto sentire il Ministro della Difesa, Guido Crosetto – che noi, forse ingenuamente, ci fuguravamo sulle sudate carte dei bollenti dossier della Nato, dei conflitti d’Ucraina e di Gaza – immediatamente sceso in campo contro gli inquirenti meneghini. Poi, il fuoco di fila di Giorgia Meloni e del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. E, infine, uno che del controverso rapporto tra politica e giudici se ne intende: Andrea Delmastro. Dimissioni di Sala? Quando mai?

Ora, noi non siamo assolutamente in grado, né vogliamo, entrare nel merito dell’inchiesta diventata subito un caso politico – giornalistico. Ne abbiamo viste tante e invidiamo sia i colpevolisti, sia gli innocentisti. Beati loro che sanno già tutto.

La questione intriga, però, per le reazioni della politica. Salvo il primo fuoco di paglia milanese – che segue comprensibili logiche locali – emerge un quadretto abbastanza inusuale. La maggioranza a Roma, ad esclusione dei leghisti – che hanno già dimenticato le vicende milanesi e lombarde che portarono alla fine di Bossi e dei suoi cari e che, comunque, con Salvini devono sempre stare sulle barricate – corre in soccorso di chi l’ha costretta ad essere minoranza a Milano. E sappiamo bene cosa il capoluogo lombardo rappresenti in Italia e in Europa.

All’improvviso è stata scoperta una inattesa “civiltà politica” e contemporanea, rispettosa attesa di un quadro probatorio certo e chiaro? Magari. Perché non ci sembra proprio che neppure in questo caso si rispetti la differenza di ruolo e competenza degli altri organi dello Stato. Anzi, c’è da registrare come molto sostegno a Sala venga utilizzato per tornare ad attaccare la Magistratura inquirente.

Non sono mancate le voci “giustizialiste”. Quelle che scattano subito non appena si sa dell’apertura di una indagine o dell’invio di qualche avviso di garanzia. Un fronte, questa volta, però, progressivamente ridotto ai leghisti e ai Cinque stelle.

Dal fronte del “Giustizialisismo” e’ inevitabile che giunga il sospetto di un coinvolgimento generale di gran parte di quelli di destra e di quelli di sinistra, abbondantemente sostenuti da solidi interessi che a Milano significano miliardi e miliardi.

Si potrebbe pure pensare che “quelli” di Roma abbiano subito preso una via diversa da “quelli” meneghini perché ciò che sembra sia il primo frutto del controverso “Salva Milano” può mettere in discussione tutta la visione dei piani urbanistici che stanno a cuore a tutte le forze politiche. E, quindi, al sistema delle concessioni, appalti e nomine cui anche questi partiti della Seconda Repubblica non possono assolutamente rinunciare.

È ovvio che il Pd trovi occasione per stringersi attorno a Sala, certamente convinti della debolezza delle accuse, ma altrettanto certamente perché non si sentono lasciati sulla graticola dal partito “romano” del Governo.

Noi saremo i primi a felicitarci per un veloce e positivo chiarimento della posizione del Sindaco Sala. Ma appare chiaro che l’elemento politico e sociale che meriterebbe più attenzione non è solo quello di valutare la pure importante esistenza di eventuali  fenomeni di corruzione, bensì il quesito di quale Milano si è costruita finora e come s’intenda continuare a farlo. E cioè progetti che prevedono, nei fatti, consistenti trasformazioni urbanistiche destinate ad un trasferimento delle fasce medie e più deboli della popolazione che non possono davvero permettersi di fare fronte all’innalzamento dei costi che gli acquisti e gli affitti richiedono in una Milano che sembra volersi liberare dei ceti più popolari per spostarli sempre più lontano verso le periferie, ed oltre.

È questo il vero tema che resta, è resterà, indipendentemente dai futuri esiti di un’inchiesta, e forse, di un processo.

 

 

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