L’amministrazione del presidente Donald Trump ha intensificato la pressione contro la Corte Penale Internazionale (ICC), annunciando una strategia per “disabilitare sistematicamente” la sua capacità operativa. Il Dipartimento di Stato, con un comunicato e un video del segretario Marco Rubio, ha accusato la Corte di “fare guerra agli Stati Uniti con leggi e trattati”, promettendo una risposta coordinata di tutto il governo.

Tra le misure in esame figurano:

  • sanzioni e divieti di viaggio per funzionari dell’ICC e organizzazioni collegate;
  • pressioni sui Paesi alleati perché rifiutino la giurisdizione della Corte;
  • revisione dei rapporti con gli Stati che non si allineano alla posizione americana.

Gli Stati Uniti non aderiscono allo Statuto di Roma del 2002, ma i cittadini americani possono essere indagati se coinvolti in crimini commessi in Paesi firmatari, come nel caso dell’indagine sui presunti abusi in Afghanistan. Trump aveva già imposto sanzioni nel 2020, poi revocate da Joe Biden, pur mantenendo l’opposizione all’inchiesta.

Secondo l’esperto di diritto internazionale William Schabas, il nuovo attacco appare “sorprendente” poiché la Corte non ha avviato azioni contro gli USA o i loro alleati dal 2025. Tuttavia, la Casa Bianca potrebbe temere future indagini legate alla guerra USA‑Israele‑Iran o ad altre operazioni militari. Il direttore di DAWN, Raed Jarrar, ha commentato che la mossa “mina l’ordine internazionale basato sulle regole” e rafforza l’idea che “i potenti siano al di sopra della legge”.

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