“Con la legge di riforma della giustizia si vuole cambiare la paternità della Costituzione ”. E’ diretto il giudizio di Luigi Ferrajoli, professore emerito all’Università Roma Tre, allievo di Norberto Bobbio, già magistrato e tra i maggiori giuristi italiani.
La campagna referendaria segna lo scontro tra maggioranza e opposizione con migliaia di cittadini a chiedersi se la giustizia italiana dopo il voto ne avrà qualche beneficio. Le piazze sono occupate dai Comitati mentre il governo è impegnato a difendere la riforma fino a rischiare il cammino per il resto della legislatura. Esprime valutazioni di merito il professore Ferrajoli, scorgendo nella legge sottoposta a referendum, dopo quattro passaggi parlamentari, un disegno politico. Lo abbiamo intervistato.
Professor Ferrajoli, la vittoria del Si, secondo Lei, rappresenterebbe una legittimazione popolare del governo ?
“Sia la riforma che il referendum non hanno per oggetto la separazione delle carriere, già realizzata dalla riforma Cartabia, salvo poche ipotesi eccezionali che avrebbero potuto essere soppresse con una legge ordinaria. Se vincesse il Si, la nostra destra cesserebbe immediatamente di associare l’esito referendario al tema della separazione delle carriere. Interpreterebbe il “Si” come un via libera a tutte le controriforme da essa progettate”.
Il disegno è politico, allora?
“Si, come la manifestazione di un consenso all’assurda riforma elettorale ipotizzata, con premio sproporzionato di maggioranza. Come un’adesione all’altra più grave riforma, quella consistente nell’introduzione del premierato elettivo. Come un primo passo verso la discrezionalità dell’azione penale e perciò la soppressione della sua obbligatorietà. E ancora, come un Si alla soppressione della dipendenza della polizia giudiziaria dalla pubblica accusa, come del resto è già stato ipotizzato da Antonio Taiani. Infine, come un’autorizzazione alla collocazione del pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo”
Ma cosa significa mettere mano alla Costituzione toccando più articoli con questa riforma ?
“Si vuole anzitutto cambiare la paternità della Costituzione: non più le forze antifasciste uscite dalla lotta di liberazione dal fascismo, ma gli eredi del vecchio Movimento sociale. In secondo luogo si vuole ottenere un lasciapassare alle controriforme sopra illustrate”
Professore, i due CSM previsti nella legge saranno più efficienti e decisionisti ?
“Ovviamente no. Nascerebbero inevitabilmente conflitti di attribuzione su tutte le materie che riguardano sia i giudici che i pubblici ministeri”.
Da ultimo, secondo Lei è giusto che nel sorteggio dei giudici togati nei due CSM, non sia previsto nessun criterio selettivo: l’esperienza, per esempio ?
“E’ ingiusto e privo di senso. E’ solo il riflesso di un’ostilità verso la magistratura, cui si nega la capacità di scegliere i suoi rappresentanti nelle funzioni di autogoverno e di difesa della loro indipendenza”.