È forse arrivato il momento di ricostituire un movimento politico che si posizioni al centro del panorama politico italiano? È evidente che l’obiettivo sarebbe favorito dal ritorno del sistema elettorale proporzionale, che se prevedesse anche l’espressione delle preferenze, potrebbe far crescere la partecipazione al voto e avvicinare i cittadini alla politica e alle istituzioni parlamentari. Forse il cambio del sistema elettorale è auspicato da molti, ma diventa difficile prevederne l’approvazione prima delle prossime elezioni politiche.

È già chiaro, però, che la necessità di fare alleanze elettorali “forzate” pur di vincere si è dimostrata non “idonea” e non sufficiente per governare. Se le diversità esistono prima delle elezioni, restano anche dopo e spesso non garantiscono alcuna stabilità. È forse ora di prendere atto che la speranza di avere la sera delle elezioni il nome del Capo del Governo e una maggioranza in grado di governare per 5 anni, è quasi impossibile. È inoltre prevedibile che, pur con le buone intenzioni di molti, le prossime elezioni non saranno vinte né dal centrodestra (troppo diviso su questioni fondamentali), né dal centrosinistra (soprattutto perché non avrà i numeri). Ed è probabile che una nuova coalizione sarà costituita attorno al rilancio del ruolo e dell’appartenenza all’Europa, alla NATO e del rafforzamento dell’alleanza con gli USA.

Considerando perciò possibile e forse probabile che, prima o dopo le elezioni, si ritornerà a quel sistema elettorale che in passato ha garantito all’Italia vera stabilità e storiche e coraggiose scelte in materia economica, sociale, istituzionale e di politica estera, può essere utile ricordare quali sono state le principali caratteristiche anche del partito che, insieme ad altri, ha garantito e favorito tali risultati. Facendo “tesoro” del passato, si potrebbe ora già individuare chi parteciperà al futuro governo e chi sarà all’opposizione, prevedendo anche la nascita di un nuovo movimento di “centro” con obiettivi e programmi condivisi, basati sui principi della solidarietà, dell’autonomia regionale e locale, sulla valorizzazione del merito e delle responsabilità personali, sul pieno rispetto della vita, sul grande sostegno all’iniziativa privata e sulla semplificazione dell’attività amministrativa e burocratica.

A tal proposito può diventare utile e di grande attualità don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano nel 1919. I pensieri di Sturzo – costretto a un secondo esilio nel 1946 (dopo 22 anni da quello imposto dal fascismo), quando intraprese la “sua” polemica contro la partitocrazia, l’esagerato statalismo e la pubblica corruzione – sono usciti dal cassetto e circolano liberamente. Pulizia morale, politica e amministrativa esigeva don Sturzo, insieme alla difesa delle istituzioni democratiche, alla riforma dei partiti, alla tutela delle autonomie locali e ad un alto solidarismo cristiano nella vita economica e sociale. E alla difesa dello Stato di diritto, cosa diversa dalla sola tutela di vecchi e nuovi diritti, senza avere vergogna di “parlare di Patria”, di giustizia, di moralità e di equità.

Don Sturzo parlava della politica come “atto di amore” verso la collettività, ma anche come dovere del cittadino. Parlava dei propri collaboratori come “degli amici, mai dei favoriti”, guardandosi, affermava, da quanti diventano adulatori, perché da questi possono pervenire richieste che non si possono esaudire. C’è chi pensa, sbagliando, affermava don Sturzo, che “LA POLITICA SIA UN’ARTE CHE SI APPRENDE SENZA PREPARAZIONE, SI ESERCITI SENZA COMPETENZA, SI ATTUI CON FURBERIA”. Invece c’è bisogno “CHE I DEPUTATI PARLINO MENO E STUDINO DI PIÙ”. Affermava ancora: “Il peggio che può avvenire in Parlamento è la prevalenza degli interessi di categoria che attenuano la visione dei problemi generali. Bisogna opporsi allo statalismo, che è la degenerazione sistematica dell’intervento statale in campi non propri e con provvedimenti lesivi dei diritti dei cittadini”. Quello che affermava sulla libertà è ancora di grande attualità:
• È unica e indivisibile: politica, culturale, economica.
• È espressione di verità e di ordine con l’autodisciplina come correttivo contro gli eccessi
nel rispetto dei diritti e dei doveri reciproci.
• Ha nello Stato la funzione di garanzia e di vigilanza per il mantenimento dell’ordine
pubblico e della difesa nazionale.

Infine, su un tema che è purtroppo ancora oggi di attualità, don Sturzo affermava che “la guerra non è fatale, non è necessaria, ma è volontaria e sono gli uomini, determinati uomini, pochi o molti, responsabili della guerra”. E proponeva la creazione di un’autorità internazionale capace di creare un sistema per il quale la guerra “non sia più un diritto” e che (nel 1939 per Hitler) fosse possibile costituire “un gruppo di Stati coraggiosi decisi a fermare
l’aggressività dell’aggressore”. Dopo gli Stati Uniti d’America, creati nel 19° secolo, egli profetizzava gli Stati Uniti d’Europa nel 20° secolo e gli Stati Uniti del Mondo nel 21° secolo, come naturale conseguenza dell’abolizione del diritto di guerra. Sono tutti concetti di grande attualità e “visione”, a conferma che la storia dovrebbe essere “maestra di vita” e che certi principi e valori, che don Sturzo sosteneva con passione laica, possono essere ancora molto utili per l’Italia e per tutto il mondo.

Luciano Falcier

Pubblicato su Servire l’Italia