L’indignazione e lo sgomento per i fatti di Gaza sono per fortuna ormai esplosi e non più controllabili. Non penso di poter aggiungere molto a quanto detto e scritto finora da tanti commentatori. Ma ci provo, anche per poter immaginare o solo illudermi per un attimo di poter essere di qualche ausilio alla causa.

Ho allora deciso di soffermarmi sulle dichiarazioni della nostra improbabile classe “dirigente” (si fa per dire) che lasciano sbigottiti, increduli e angosciati. 140 stati su 193 alle Nazioni Unite riconoscono la Stato di Palestina, lì presente come Stato osservatore, ma comunque Stato: il Pianeta è favorevole a grande maggioranza al passo necessario.

La cartina mondiale mostra un Pianeta compatto, con l’eccezione dell’Occidente in imbarazzante minoranza e l’impatto visivo è impressionante: vox populi!!! Lo riconoscono anche 10 stati associati nel G20. Basterebbe questa visione per far capire ai nostri decisori l’assurdità di persistere su posizioni di eclatante minoranza ed altrettanto eclatante arroganza.

Per la Meloni invece i tempi non sono maturi (!!!!!) e la cosa sarebbe controproducente, non si sa per quali arcane considerazioni. Riconosciamo l’Autorità Nazionale Palestinese e ci spertichiamo in elogi per la moderazione di Abu Mazen, anche di fronte alle continue vessazioni subite dall’Autorità per la Palestina che dirige: facciamo e riceviamo visite di cortesia, ma accettiamo che la sua sia un’Autorità senza alcun potere; un ossimoro tragico, un’ipocrisia conclamata.

Ci si chiede allora perché Autorità sì e Stato no. Ma le risposte sono balbettanti, come quelle del nostro ineffabile Ministro degli Esteri, notoriamente privo del quid, il quale cerca penosamente di arrampicarsi sugli specchi: secondo lui ci dev’essere un riconoscimento dello Stato di Israele, che però non può evidentemente essere fatto da uno stato … che non esiste, e che tra l’altro, quel riconoscimento richiesto, era stato fatto da Arafat a Oslo nel 1993. Si rimane senza parole.

In una chat che frequento, la posizione italiana viene inquadrata da Aldo, un amico che si firma con il solo nome. Lo fa in maniera sintetica e con una logica inoppugnabile e cristallina, di una semplicità estrema, per cui ho pensato di riportarla qui: ”Rimanendo in ambito italiano, è veramente curioso che non balzi all’ occhio la contraddizione implicita nel non voler riconoscere lo Stato palestinese. Infatti, se diciamo che Hamas è (come è vero) una organizzazione terroristica, dovemmo fare di tutto per isolarla e distinguerla dalla Organizzazione presieduta da Abu Mazen. Ciò si può fare proprio riconoscendo lo stato Palestinese. Inoltre, solo dopo questo riconoscimento diventa ineccepibile la condanna di Israele per quello che fa in Cisgiordania, dove spesso i terroristi sono proprio i coloni israeliani. Se non si ha nemmeno il coraggio di denunciare questo, auspicare due popoli e due stati è vergognosa ipocrisia”.

Da pochi giorni il Parlamento israeliano ha approvato una risoluzione non vincolante per l’annessione della Cisgiordania: ci si porta avanti con il lavoro. Il riconoscimento dello Stato di Palestina porterebbe al blocco degli insediamenti e delle violenze: a seguire anche gli abitanti di Gaza potrebbero indirizzarsi sulla stessa via isolando Hamas. Ricordiamo, comunque, che fu Giulio Andreotti a dire che se fosse nato in Palestina sarebbe diventato un terrorista a causa delle limitazioni delle libertà personali.

Israele, alle prese con defezioni e suicidi dei riservisti e delle giovani reclute, sta distruggendo la sua e la nostra reputazione di esseri umani, e non sta vincendo.

Padre Alex Zanotelli parla di suicidio di Israele (come pure il libro di Anna Foa) e dell’occidente (per alcuni l’”uccidente”).

Kissinger, ricordiamo ebreo tedesco, prima di morire ammonì Israele a non fare lo stesso errore fatto dagli Stati Uniti dopo l’11 Settembre. E ricordiamo che in entrambi i casi sono in molti a nutrire dubbi sulle reali e controverse dinamiche dei due eventi che hanno innescato reazioni a catena.

Si elogia spesso  la grande intelligenza del popolo ebraico, ma ci si dimentica, forse, che esistono vari tipi di intelligenza: in loro manca evidentemente un’intelligenza politica strategica. Non riuscire a trovare soluzioni adeguate dopo tanti decenni è comunque un fallimento e non una dimostrazione d’intelligenza. E non è senz’altro sufficiente dare la colpa sempre agli altri.

Una volta ho letto che la strategia vincente dell’Impero Romano consisteva fondamentalmente con la capacità di gestire lo status quo raggiunto, la famosa e spesso dura pax romana: si commentava in proposito che gli israeliani sono capaci nel movimentismo e nelle conquiste, ma incapaci di consolidare le situazioni.

Ecco che allora nasce la necessità per i contendenti di avere dei tutori, e l’Europa potrebbe svolgere quel compito, cominciando con il riconoscere subito lo Stato di Palestina, come ha ben fatto Macron (qui si aprirebbe un capitolo troppo lungo), e minacciando pesantissime sanzioni se non si arrivasse ad un immediato cessate il fuoco come premessa alla fine della guerra. Si passerebbe poi ad imporre una forza internazionale di pace e di interposizione sotto l’egida delle Nazioni Unite. Lo Stato di Palestina, riconosciuto dal resto del mondo, non potrebbe non ribadire di riconoscere lo Stato di Israele, come già fatto da Arafat nel 1993. Nel contempo, Cina e Russia dovrebbero indurre l’Iran a riconoscere lo Stato di Israele.

Massimo Brundisini

 

 

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